Omicidio stradale e alcool, confronto con l’america: l’opinione di un maresciallo dei carabinieri



guida in stato d'ebbrezza incidente stradale: carabinieri

 

Notizie che avvengono così di frequente che quasi ci hanno assuefatto, quasi non colpiscono più:  gli incidenti mortali causati da ubriachi al volante.

Un omicidio ben diverso, sul piano giuridico, dall’omicidio causato da chi impugna una pistola, un coltello, un’arma in generale. Eppure quando si ha un volante fra le mani, si sa benissimo che il veicolo che si sta guidando può diventare un’arma letale, per noi stessi e per gli altri.

In Italia, diciamolo, siamo molto carenti in fatto di legislazione. Non c’è una figura specifica che disciplina l’omicidio stradale.

Semplicemente, nella maggior parte dei casi, si tratta di omicidio colposo. Solo raramente si parla di omicidio volontario, con dolo eventuale.

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Interessante la spiegazione che ci viene fornita dal sito dirittoeprocesso.com:

Deve ritenersi che sussiste il dolo eventuale quando l’agente accetta il rischio che quell’evento si verifichi come risultato della sua condotta, comportandosi, di conseguenza, anche a costo di determinarlo; sussiste, invece, la colpa cosciente, aggravata dalla previsione dell’evento, quando l’agente, pur rappresentandosi l’evento come possibile risultato della sua condotta, agisca, tuttavia, nella previsione e prospettazione che esso non si verifichi; nel primo caso egli accetta quel possibile evento prospettatosi (volizione), nel secondo caso, viceversa, egli non consente alla verificazione dell’evento medesimo (non-volizione).
Ponendosi, in tale contesto, l’accento sul concetto di prevedibilità dell’evento, pure si è altra volta chiarito che il dolo eventuale è ravvisabile quando l’evento medesimo si presenti come concretamente possibile, mentre si versa in ipotesi di colpa cosciente, con previsione dell’evento, quando la verificabilità dell’evento si inveri in una previsione meramente astratta, non concreta.

 

A proposito della guida in stato d’ebbrezza e dell’omicidio colposo in caso di incidente stradale, scrive su muitaliano.it il Maresciallo dei Carabinieri Leonardo Martucci, che fa una giusta considerazione sulla debolezza del sistema italiano, confrontandolo con quello americano:

Quando poi ci scappa il morto per investimento o incidente stradale si passa all’omicidio colposo (il colpevole nel 99,9% dei casi non farà neanche un giorno di carcere!).

Colposo. Giuridicamente vuol dire che non c’era l’intenzione di uccidere….. “ma se mi ubriaco, lo so che non sono in grado di guidare e posso causare un incidente (almeno lo so prima di iniziare a bere….. poi una volta ubriaco mi sento Schumacher!).” Allora, se sono cosciente del fatto che lo stato di ubriachezza, o ebbrezza alcolica che dir si voglia, può ridurmi i freni inibitori, può causarmi uno stato di alterazione tale da farmi perdere il controllo del veicolo, perché mi metto alla guida?

Ritenendo quindi che lo stato di alterazione psico-fsica, sia un’aggravante (e non un’attenuante come qualcuno vuole far credere), proviamo allora a valutare l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale, ossia, non voglio uccidere, ma metto in atto una serie di azioni (quali mettersi al volante di un veicolo) che so che potrebbero causare finanche la morte a terzi. Non sarebbe giuridicamente più corretto? In sostanza l’alcool è quasi una droga: dà dipendenza ed altera le percezioni sensoriali. Diciamo anche che, bevendo con moderazione, tali sintomi non si manifestano.
Certo, non c’è bisogno di giungere al proibizionismo americano degli anni ’20, e forse se avessimo una maggiore coscienza sociale non ci sarebbe neanche bisogno di imporre tanti divieti, sta di fatto che la guida in stato di ebbrezza alcolica, a mio modesto avviso, andrebbe punita in maniera diversa.

Video:

Facciamo un paragone con il sistema americano:
In America una persona trovata alla guida del veicolo in stato di ebbrezza alcolica viene tratta in arresto, passa sicuramente una notte in carcere (se non di più) fino a quello che da noi viene definito  “processo per direttissima”. In tale occasione il Giudice determina una “cauzione”, che se pagata, consente all’imputato di tornare provvisoriamente in libertà fino al processo, dal quale verrà emessa sentenza.
Perché, non proviamo ad applicare lo stesso sistema?
La cauzione versata potrebbe servire per auto-finanziare il Ministero di Grazia e Giustizia ed in parte potrebbe confluire in un fondo per le vittime della strada.
Chissà che l’idea di passare una “notte in guardina” possa avere un effetto deterrente preventivo?

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