9 mesi fa rapita la nave Savina Caylyn, con Antonio Verrecchia e altri 4 italiani dimenticati


marinai italiani rapiti a bordo della Savina CaylynI marinai della nave italiana Savina Caylyn rapita da pirati somali: Cesaro, Lubrano, Guardascione, Verrecchia, Bon

Sono trascorsi nove lunghissimi mesi da quell’ 8 febbraio 2011, in cui venne sequestrata la nave Savina Caylyn, nelle acque del Corno D’Africa, a 880 miglia dalla Somalia e a 500 dall’India. La nave, battente bandiera italiana ha un equipaggio di ventidue persone, di cui cinque italiani: Antonio Verrecchia di Gaeta, Giuseppe Lubrano Lavadera di Procida, Eugenio Bon di Trieste, Crescenzo Guardascione di Procida e Gian Maria Cesaro di Piano di Sorrento.

Da ben nove mesi, queste ventidue persone sono tenute in condizioni disumane, in condizioni igieniche precarie.

Televisione e stampa hanno praticamente snobbato la triste vicenda della Savina Caylyn, con l’eccezione di Chi L’ha Visto e di Liberoreporter.

Ma a colpire maggiormente è stato il menefreghismo del governo.

Ai tempi dell’Iraq, il governo italiano pagò, per far ritornare a casa le due volontarie di Save the children, Simona Pari e Simona Torretta, poi pagò pure per far rilasciare la giornalista Sgrena, e anche la Sgrena tornò casa […] In Afghanistan, i talebani sequestrarono […] un giornalista di Repubblica, Mastrogiacomo: pure lui dopo il pagamento del riscatto venne rilasciato [..]

 L’8 Febbraio di quest’anno dei lavoratori marittimi, imbarcati sulla nave Savina Caylyn, Lubrano Lavadera, Verrecchia, Bon, Guardascione e Cesaro, venivano rapiti dai pirati […] Per loro sinora i soldi, magari causa crisi, non sono stati trovati. E’ vero che il denaro oggi non c’è, ma si vede eccome il diverso trattamento riservato alle due Simone e alla Sgrena. Con la differenza che mentre chi andava in Iraq a fare il cooperante o il giornalista in pratica metteva comunque in conto l’avventura o la disavventura, chi è stato solo colpevole di avere portato per lavoro una nave in una zona infestata da pirati e terroristi islamici, meritava magari maggiore comprensione.Ma tant’è: questi della Caylyn sono stati letteralmente dimenticati. È stato “Il Corriere della Sera” a mettersi in contatto per la prima volta dopo mesi con gli ostaggi della Savina Caylyn. I pirati erano partiti da una richiesta di riscatto di 20 milioni di dollari.Poi sono scesi a 14, ma la società armatrice ne ha offerti soltanto 7,5 e le trattative sono saltate. “I pirati non vogliono più avere niente a che fare con l’intermediario della Fratelli D’Amato”, ha detto uno dei somali che fa da interprete a bordo della nave, “dicono che li ha presi in giro. Non trattano più sui soldi. Vogliono 14 milioni, si può solo trattare su dove e come consegnarli”.

Il governo italiano invece non sembra disposto a sostenere l’industria dei sequestri mettendoci la differenza, anche se per gli ostaggi in Iraq e in Afghanistan, come si ricordava, ha ampiamente trattato e aperto il portafoglio.

[tratto da “Savina Caylyn: gli ostaggi di serie B“, dal blog di Leonardo Iacobucci]

 

Nel mio paese, Gaeta, il rapimento dei marinai della Savina Caylyn è stato particolarmente sentito, perché tra gli ostaggi a bordo c’è il direttore di macchina Antonio Verrecchia, cittadino di Gaeta, per l’appunto.

Sarà per la nostra tradizione marittima, ma dalla notizia del sequestro in poi, Gaeta nel suo complesso ha avuto un comportamento di cui, personalmente, vado orgoglioso: in questi nove mesi tutta la comunità gaetana si è stretta attorno alla famiglia Verrecchia: centinaia di lettere inviate alla Farnesina, sit-in di fronte il Parlamento, diverse fiaccolate, organizzazioni marinare in mobilitazione. Nonostante ciò, a Gaeta, la frustrazione è grande. 

[..] alcuni cittadini iniziano a porsi il problema di quanto possa essere utile se, né dalla Farnesina, né dagli organi di informazione, viene data la giusta attenzione. Il problema è che ci sentiamo soli, isolati, figli di un Dio minore che devono accontentarsi di qualche sporadico richiamo durante qualche telegiornale. 
La cosa ci turba, perché al posto del malcapitato Antonio ci sarebbe potuto essere un nostro genitore, un nostro parente, o, addirittura, avremmo potuto esserci noi. Il no-comment imposto dal Ministero degli Esteri nei primi giorni di sequestro, oggi, ci sembra solamente un silenzio rumorosissimo, che cela, in realtà, l’incapacità e l’inerzia del Governo. Se ci aggiungiamo che solo venti giorni fa per un caso analogo (la nave italiana, sequestrata da pirati, con a bordo italiani liberati da un blitz il giorno seguente), il subbuglio è stato grande, dalle dichiarazioni eroiche di Frattini ai titoli in prima pagina di tutte le maggiori testate giornalistiche, allora il turbamento si amplifica, e ci si chiede perché non ci è stato riservato lo stesso trattamento. 

[…] Ora più che mai è importante mantenere viva l’attenzione su questi uomini, perché possano tornare a casa, grati di vivere in un’Italia che ha provato turbamento nel sentire la voce di un Verrecchia stremato, e non sentirsi umiliati dalla propria nazione, indifferente di fronte alla lenta agonia di suoi cinque figli. Perché se l’Italia vuole essere un Paese civile deve dimostrarlo prima di tutto a coloro che oggi sono in seria difficoltà, laggiù in Somalia.

[Tratto da  “Savina Caylin, quegli ostaggi italiani dimenticati da Frattini” – Giuseppe Stamegna ]

 

Ci si chiede del perché c’è tanto disinteresse, c’è la totale assenza dello Stato in questa vicenda.  Giorno per giorno, le condizioni di vita dei rapiti peggiorano.

Siamo in procinto di arrivare ai nove mesi di sequestro e siamo ormai in condizioni sempre più disperate.”Confessano due degli ostaggi. Perché questo disinteresse? Dov’è lo Stato? Scenderà in piazza soltanto nel caso si dovesse consumare il dramma, per ricoprirlo col beneamato tricolore?  [..]

Ma in che condizioni vivono questi uomini? Dai vari racconti si evince che sono sottoposti a diversi generi di violenze, dalle bastonature alle legature, chi è a terra dorme sulla spiaggia, mangia cibo cotto sulla sabbia, beve acqua piovana. Sono ininterrottamente minacciati con armi puntate addosso, perché i loro carcerieri sono armati fino ai denti.

“I pirati sono arrabbiati perché il negoziatore della compagnia da due settimane non si fa sentire deludendo le loro aspettative”. [..]

questi uomini, prigionieri del mare, non ci stanno. “Sono nove mesi che siamo qui e noi siamo dei lavoratori del mare innocenti.”

Nessuna testata giornalistica ha raggiunto questa tragedia per raccontarla. Le uniche informazioni disponibili sono quelle date nelle poche e scarne telefonate degli ostaggi.

La situazione è curiosa. La televisione italiana spende fior fiori di quattrini per orchestrare la permanenza di 20 fasulli naufraghi sulle isole dell’America del Sud e adesso che ha sotto mano, in diretta, il dramma vero, gira la faccia.

[tratto da “Sequestro del Savina Caylin, perché non se ne parla?” – di Viola Montemare]

 

 

Gli ostaggi sono abbandonati a loro stessi. Gli interessi economici prevalgono sulla vita delle persone.

Non possiamo però, non denunciare il fatto che l’imbarcazione non avrebbe dovuto percorrere le rotte pericolose delle acque del Corno d’Africa senza un’adeguata protezione, perché non è la prima volta che una nave sia stata sequestrata in queste acque dai pirati. Ancora una volta l’interesse personale prevale sulla vita delle persone.

Non possiamo non denunciare il fatto, appreso dalla stampa, che altri ostaggi di altra nazionalità siano stati liberati, mentre per il nostro Verrecchia ed altri ancora sono prigionieri nella mani dei pirati. Come mai?

Non possiamo non denunciare anche la mancanza di controllo da parte degli Stati, tra cui quello italiano, di questa porzione di mare, rotta commerciale di tante navi che dal Mediterraneo si spostano nell’Oceano Indiano e viceversa. Sono state inviate truppe in Kosowo, in Iraq, in Afganistan, in Libano ed altre parti “roventi” del mondo e non si riesce ancora a creare una Task Force internazionale per arginare bande di criminali che opprimano semplici lavoratori nell’esercizio del loro dovere. Si continua a spendere ingenti risorse ed energie per avviare processi di ricostruzione democratica in molti territori e si compie poco per garantire l’incolumità dei nostri marittimi mediante pattugliamenti mirati in aree sensibili e solitamente assediate da pirati.

[tratto dal comunicato delle comunità parrocchiali di Gaeta]

 

Gli articoli sul portale di news locali Telefree.it, in ordine cronologico, tra telefonate di disperazione di Verrecchia, fiaccolate a Gaeta, manifestazioni a Roma.

Paura per la Savina Caylyn: “Verrecchia picchiato”. ASCOLTA LE VOCI

Sette mesi in mano ai pirati. “Pietà per i nostri cari”

Savina Caylyn, la protesta a Roma: “Liberi tutti”

Savina Caylyn, Verrecchia disperato: “I pirati ci torturano”

Savina Caylyn, il governo: “Nessun blitz? Ce lo hanno chiesto le famiglie”

Savina Caylyn, sul Municipio la foto di Verrecchia

Telefonata da nave italiana Savina Caylyn: “Ci portano a terra”

Preghiere e appelli, la fiaccolata gaetana per Verrecchia
……………

 

Beppe Grillo si è interessato della vicenda della nave sequestrata Savina Caylin, con questo video:

 

Il video nella trasmissione Rai ‘Chi l’ha visto’, che per la prima volta ha denunciato e spiegato al grande pubblico la vicenda del sequestro della Savina Caylin. Al telefono, in diretta, il drammatico appello di Antonio Verrecchia e di Eugenio Bon.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c9033de8-e530-4fc1-a626-e3fd3ba02208.html

 

Dal tg locale su Tele Etere Golfo, l‘intervista a Tina Mitrano, moglie del direttore di macchina Antonio Verrecchia, all’indomani della manifestazione tenuta a Roma (settembre 2011), e più sotto il video della recente fiaccolata del 30 ottobre 2011, a Gaeta, per Verrecchia e gli altri marinai rapiti:

 

 

 

 

Il video su corriere.it “Siamo sotto sequestro dall’8 febbraio: aiutateci”: l’appello del comandante della Savina Caylyn

http://video.corriere.it/somalia-appello-comandante-savina-caylyn/4befe6b6-8c3b-11e0-a34b-093db30f09b8

 

 

L’articolo sul quotidiano locale ‘Latina Oggi’ sulla messa celebrata a Gaeta un mese fa. Le parole di Tina Mitrano, moglie del marinaio gaetano Verrecchia:  «L’ultima volta che ho sentito mio marito è stata quindici giorni fa. Le sue condizioni sono ormai disperate. Lo stanno torturando. Se non si fa qualcosa adesso, credo non ci sarà più nulla da fare». I marinai sono allo stremo delle forze a causa di una elevata temperatura esterna, costretti all’infermità e a una stretta sorveglianza sotto la minaccia delle armi, con razioni di acqua limitate e con una ridotta possibilità di usare i servizi igienici.

 


 

Le foto degli ostaggi

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/fotogallery/campania/2011/08/ostaggi_pirati_somali/ostaggi-pirati-immagini-1901264626117.shtml#1

 

 

La telefonata tra gli ostaggi della Savina Caylyn e il sito Liberoreporter.eu

http://news.liberoreporter.eu/?p=13536

 

Il gruppo aperto su Facebook in favore di Eugenio Bon e degli altri marittimi sequestrati

https://www.facebook.com/groups/220003824717930/

 

La petizione online su firmiamo.it, per la richiesta della liberazione degli ostaggi rapiti l’8 febbraio scorso.

http://www.firmiamo.it/inondiamo-di-firme-la-farnesina-marinai-rapiti-liberi

 

 

Aggiornamento 13 novembre 2011: l’emittente locale di Gaeta Tele Etere Golfo ha dedicato un’intera puntata della sua rubrica ‘Vicolo Stretto’ alla Savina Caylyn ed in particolare al concittadino Verrecchia;

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Un pensiero riguardo “9 mesi fa rapita la nave Savina Caylyn, con Antonio Verrecchia e altri 4 italiani dimenticati

  • 9 Novembre 2011 in 16:19
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    Quando finirà questo stillicidio? Sono nove mesi di angoscie e paure, dovrebbero bastare, gli ostaggi sono allo stremo delle forze e le famiglie anche. Chi può faccia qualche cosa di positivo!

    Risposta

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