Affidabilità e diagnostica dei sistemi elettrici ed elettronici, quando la probabilità sposa la praticità


La scelta intelligente di seguire un corso opzionale interessante, ma snobbato da tutti
Nella mia carriera universitaria, (i cui tempi, ahimè, si sono allungati di molto rispetto al ‘normale’), le lezioni meno affollate in assoluto erano state quelle di materiali per telecomunicazioni, corso di chimica a livello elementare, con nozioni su superconduttori e materiali usati nelle telecomunicazioni, come le fibre ottiche (un po’ un ‘assaggio’ del corso di fibre, della laurea specialistica).
il prof. Mario RussoMa mai, e dico mai, mi era capitato di seguire un corso completamente da solo.
Strana sensazione. Lezioni direttamente nell’ufficio del docente (il superimpegnato prof. Mario Russo, foto a fianco, uno dei ‘pezzi grossi’ di ingegneria elettrica, qui a Cassino),  flessibilità assoluta di orari, niente appunti da prendere, perchè il prof. ti fornisce, dopo una breve spiegazione, direttamente il testo su cui studiare.
Fossero così tutti gli esami, laurearsi in tempo sarebbe una certezza assoluta.
Il motivo per cui questo corso è ‘snobbato’ da tutti, sta tutta da ricercarsi nel nome, assolutamente fuorviante: ‘affidabilità e diagnostica dei sistemi elettrici ed elettronici’; e un corso opzionale della laurea specialistica, ed è comune alla laurea in ingegneria elettrica e sia in ingegneria delle telecomunicazioni.
Nulla di atipico, se non ci limitiamo a trarre affrettate conclusioni dal nome: in realtà con i sistemi elettrici c’entra poco, perchè tratta concetti generali che possono essere applicati a qualunque tipo di sistemi (sistemi informatici, di telecomunicazioni, e persino meccanici, con piccole differenze). Oggetto del corso è lo studio dell’affidabilità e della disponibilità dei sistemi, ovvero il calcolo della ‘tendenza’ di un sistema ad essere soggetto ad un guasto oppure no, a partire da parametri che dipendono da come i vari componenti sono legati fra di loro. Concetti che dovrebbero essere nel bagaglio culturale di qualsiasi ingegnere, insomma, alle prese con lo studio di un sistema.
Il corso è una sorta di seguito, in chiave maggiormente del corso di teoria dei fenomeni aleatori: se quest’ultimo manca di un vero e proprio approccio ‘esecutivo’ (l’importanza delle variabili aleatorie e affini sarà nota solo molto tempo dopo, con i corsi di trasmissione numerica e elaborazione numerica dei segnali), qui invece, si capisce subito a che servono strumenti matematici come, ad esempio, le matrici di transizione e i processi di Markov (già viste nel corso di teoria dell’informazione).
Per la cronaca, dopo un piccolo progetto consistente nel calcolo (tramite Matlab) della disponibilità a regime e delle frequenze di guasto (tramite Markov e il metodo frequenza – durata) di un sistema costituito da due server di cui uno in stand-by, e dopo un brevissimo esame orale, è un altro 30, che fa innalzare la media ad un tondissimo 29. Una piccola vetta, in attesa dei probabili, chissà, tracolli nei grandi ‘scogli’ che mi aspetteranno nei prossimi mesi.
Già uno di questi si staglia all’orizzonte: elaborazione numerica 2, tutto formule e matrici. Che palle.
utili slides in pdf del corso di affidabilità e diagnostica (prof. Vanzi – università di Cagliari)
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3 pensieri riguardo “Affidabilità e diagnostica dei sistemi elettrici ed elettronici, quando la probabilità sposa la praticità

  • 26 giugno 2008 in 10:13
    Permalink

    complimenti per il tuo 30 e continua cosi’ che vai forte.

    com’ e’ il tempo li a cassino? si schiatta di caldo?

    Risposta
  • 26 giugno 2008 in 11:32
    Permalink

    A Cassino è terribile.

    Sto a Gaeta, e ho acceso i condizionatori a palla.

    Pensa che fa così caldo che ieri il portatile mi si è spento sei volte (quando la temperatura supera un certo valore, il portatile si ‘suicida’ da solo.. :-) )

    Risposta

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