Io, ingegnere delle telecomunicazioni costretto a fare il programmatore Java


Ho incontrato un amico che non vedevo da un po’, ieri. Abbiamo parlato del più e del meno, ma soprattutto della penuria di lavoro, qui in Italia. Lui ha 33 anni e ha oramai perso (forse un po’ troppo tardi) la speranza di trovare lavoro nella sua (e anche mia) città natale, Gaeta: è notizia recente dei 160 circa lavoratori in cassa integrazione (ma molti parlano di veri e propri licenziamenti) alla Pozzi – Ginori (industria che fabbrica ceramiche e sanitari).
L’unica speranza è trovare lavoro fuori, ma se uno va in una grande città, con un lavoro di 1000 euro si sopravvive, con 800 ci si rimette.
Purtroppo anche io, tra un po’, dovrò fare i conti con la crisi del mercato del lavoro.
Il mito dell’ingegnere che trova subito lavoro e soprattutto ben pagato, è purtroppo solo un illusione.
Quando uno si iscrive all’università, e sceglie ingegneria, ed in particolare un settore all’avanguardia, come le telecomunicazioni, si aspetta molto da quel pezzo di carta che prenderà (come minimo) cinque anni più tardi: quando ci scontra con la triste realtà italiana è purtroppo troppo tardi.
“In Italia la figura dell’ingegnere delle telecomunicazioni è considerata più o meno allo stesso livello di un operaio”: queste le dure parole di un addetto alla ricerca del personale in uno dei tanti colloqui di lavoro avuti da un mio collega, il fidato ‘Zio’ Tatore.
In altre parole, ti stanno dicendo che la tua laurea, qui in Italia, verrà mal spesa: o sarai costretto (specie all’inizio della tua lunga gavetta) a fare il programmatore (molto richiesta è la conoscenza del Java) o lavori simili, tutti (o quasi) impieghi sottopagati (800 – 1000 euro al mese per lavorare anche fino alle 10 di sera) che possono fare anche dei semplici diplomati che hanno seguito un corso semestrale di linguaggi informatici.
La vera alternativa è avere il coraggio (ma soprattutto le capacità linguistiche) per trasferirsi all’estero e dire addio a questo Paese ingrato, che sforna cervelloni ma non riesce a trattenerli e dare loro delle qualifiche e retribuzioni dignitose. L’esempio più vicino alla mia vita, di persona che anni fa ha preso questa decisione è Mauro Pelosi, ricercatore all’università di Aalborg (Danimarca), appassionato di campi elettromagnetici (settore molto ‘acerbo’ – è un eufemismo – in Italia), che riesce a portare a casa, alla fine del mese, una bella sommetta di duemilacinquecento (o anche di più) euro netti.

Il mio vorrebbe essere solo un triste sfogo, ma è una dura rassegnazione. Povera, poverissima Italia. E poveri ingegneri.

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12 pensieri riguardo “Io, ingegnere delle telecomunicazioni costretto a fare il programmatore Java

  • 21 febbraio 2009 in 14:18
    Permalink

    ….Non ho parole…tutto quello che hai detto purtroppo è vero…un altro ingegnere (quasi) fallito dell’Unicas…

    Risposta
  • 23 febbraio 2009 in 11:29
    Permalink

    Confermo pienamente quanto dici. Ma se pensi che ci sono moltissimi che ora stanno a spasso, non mi pare il caso di lamentarci molto.

    Di una cosa sono sicuro l’università non serve a un c….

    E’ meglio impararsi da soli java e andare a lavorare subito dopo le superiori.

    Almeno così a 60 anni vai in pensione (forse)!!!!!!

    Risposta
  • 27 febbraio 2009 in 11:21
    Permalink

    un grande saluto allo Zione!!!!! certo la situazione non è delle migliori… ma per quale azienda lavora?

    Risposta
  • 8 marzo 2009 in 13:48
    Permalink

    Salve ragazzi…io mi sono laureato a cassino in Ingegenria delle Tlc ora lavoro a Roma per una società di consulenza ICT/Wireless-Mobile e sto alla LG Electronics…il lavoro è bellissimo e ora parto 3 mesi per Dusseldorf..la mia società diventerà multinazionale..se volete venire…mandatemi il cv ;)…www.retis.it…ciaoo

    Risposta
  • 15 aprile 2010 in 17:05
    Permalink

    AHIME' TUTTO VERO!!!
    io ho 30 anni mi sono laureato in ingegneria elettronica quella vecchio ordinamento sputando sangue… 7 anni passati a studiare formule gigantesche e dimostrazioni allucinogene
    Poi ho lavorato sempre e solo  come programmatore prima C++ poi Java ora C#.. non ho mai visto le formule che ho imparato all'uni con tanta fatica.
    Non ho mai usato nemmeno l'1% di cio' che ho imparato, ed ora mi sto dimenticando tutto chiedendomi se abbia veramente servito a qualcosa…
    Non so cosa fare.. io sono disposto a trasferirmi al'estero ma sembra che anche all'estero la situazione non sia rosea.. nel frattempo mi sento depresso ed in crsii…

    Dogman

    Risposta
  • 15 gennaio 2011 in 17:58
    Permalink

    All'estero o ci vai con l'azienda oppure ciccia.
    E' vero il mito dell'ingegnere che trova lavoro all'estero è tramontato.
    Riccardo ha ragione e si dica fortunato di avere trovato un lavoro.

    Risposta
  • 21 aprile 2011 in 18:45
    Permalink

    luca

    anch’io sono ingegnere eltrronico vecchio ordinamento ho intrapreso
    la cariera di analista programmatore java e sono contento.

    ciao

    Risposta
  • 5 luglio 2012 in 12:56
    Permalink

    ottimo Luca…
    mi fanno morire quegli ingegneri che considerano la carriera del programmatore come un qualcosa da evitare …
    ..significa che non sanno neppure di cosa si tratti evidentemente..
    ho ricevuto a colloquio gente che dice non volersi “sporcare le mani” col codice, peccato che nella stanza affianco ci fossero fior di esperti senior, assunti e pagati ben oltre i 2,5k€ che hanno, evidentemente, saputo far fruttare delle conoscenze e delle capacità indispensabili e ricercatissime nel mercato dell’informatica.

    Risposta
    • 5 luglio 2012 in 13:54
      Permalink

      La carriera dipende molto dalle qualità del soggetto, ma anche dai tempi in cui ha iniziato a lavorare. Se, come è capitato con i miei ex colleghi di studio, ti capita di essere ‘comandato’da un ragazzino 20enne che non ha mai messo piede nell’università, e che ha fatto un corso da programmatore di alcuni mesi – 1 anno, beh è un po’ degradante, perchè sai che diventerai senior molto tardi rispetto agli altri.
      Il problema non è fare il programmatore in se e per se, ma sarebbe stato meglio che, in fase di presentazione dei corsi di studio universitari, ci avessero detto testualmente “una volta laureato, l’80% delle figure lavorative richieste nel mondo del lavoro che si adattano con la preparazione di un ingegnere dell’informazione sono programmatori”.

      Probabilmente uno ci pensava un po’ meglio a sorbirsi le tonnellate di formule matematiche, di elettronica, di elaborazione dei segnali e di campi elettromagnetici. ;-)

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