Lettera dal terremoto: le emozioni e i ricordi di una vita nel teatro Lux di Rovereto


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L’appello di un attore del teatro Lux di Rovereto, distrutto nel terremoto dell’Emilia

Ricevo e pubblico volentieri un appello accorato da parte dell’associazione culturale “quelli del ’29”, che hanno perso il loro Teatro nel terremoto dell’Emilia.

“Il mio primo pensiero è rivolto ai famigliari delle 26 persone che hanno perso la vita in questo sisma e in particolare al mio amico Don Ivan, parrocco della Parrocchia di Rovereto s.S. che con il suo “Ciao artista come stai?” era solito salutarmi e farmi sorridere.
Mi rendo conto che parlare di un Teatro quando tanta gente ha perso tutto, lavoro e casa, è cosa che a molti risulterà secondaria o addirittura di poca sensibilità.
Ma è proprio questa la mia sensazione: sento di aver perso la mia, anzi, la nostra casa.
Il Cinema Teatro Lux di Rovereto s.S. è stato per 15 anni, non solo il luogo del mio lavoro, ma il luogo che permetteva a molti di noi di raccontare le proprie emozioni, i sogni e le ambizioni.
[…]
Penso alle ore passate su quel palco: giornate intere trascorse in un allestimento, lavorando ad ogni singola scena, scegliendo una musica o provando a dar vita a parole inanimate.
[…]

Penso a quante persone si sono incontrate in quel luogo. Penso agli spettacoli riusciti e a quelli poco apprezzati.
[…]
Penso alla vita e alla sorte,come se fosse una moneta che gioca a testa o croce e a noi questavolte è capitata croce. E che croce!
Penso alle lacrime del Sindaco di Novi mentre dice: “I segni della storia della nostra città non ci sono più, ma abbiamo figli e volontà con cui costruiremo nuovi simboli cittadini”.
Penso al centro storico di Rovereto s.S. un tempo “zona verde”, viva e vitale ed ora dichiarata “zona rossa”:la Chiesa, il Cinema Teatro, i Bar, la Banca, la C.N.A, il Benzinaio e le decine di attività commerciali ormai crollate o talmente lesionate dal sisma che a breve saranno demolite.
Penso che una città senza un Teatro sia una città senza una casa importante.
[…]
Penso a ciò che scrisse Peter Brook :” l’attore è un eterno bambino”. Tutti sanno quanto è importante la propria casa per un bambino.
Oggi, da attore quale mi considero, mi sento un po’ meno bambino perché sono senza la mia casa.
Proverò, insieme alla mia gente, a ricostruire una casa più forte e più importante di prima e cercheremo di vivere nel presente, sognando un bel futuro, imparando dal passato.
A presto.

 

[il testo integrale della lettera, corredato da foto e da un conto bancario presso il quale effettuare bonifici di solidarietà, è disponibile qui]

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