Ascensore



Nel condominio dove abito regna il menefreghismo più totale. Sono quasi due settimane, ormai, che si è fulminato la lampadina nell’abitacolo dell’ascensore: tutti si lamentano, il disagio di sente. La sera, soprattutto chi ha paura del buio, si preferisce salire a piedi, farsi tre o quattro rampe di scale piuttosto che quei 10 o 15 secondi nel fitto buio di un ambiente un metro per un metro: “e si si blocca l’ascensore, come faccio?”, si pensa, perché la luce dà più sicurezza, il non vedere ci terrifica e ci blocca. Ma ci fosse stato uno, dico uno, che si fosse degnato di alzare la cornetta e avvertire l’amministratore del guasto. Non ne parliamo proprio di intervenire di persona, svitare una lampadina lo potrebbe fare anche un bambino, ma nessuno si accolla, più che la spesa, il ‘fastidio’ della riparazione. Per orgoglio o strafottenza, chi con la scusa di abitare al primo piano, che con quella di salire abitualmente le scale a piedi (in questa categoria mi ci metto anch’io) nessuno si prende al briga di sbloccare la situazione. Il lato positivo della faccenda è che si sale più spesso a piedi, piccolo ma salutare movimento, troppo spesso dimenticato in favore del più comodo ascensore: ma basta questo per sopportare tutto ciò?

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