Il politetrafluoroetilene, per le padelle antiaderenti e non solo



 

Il politetrafluoroetilene, comunemente chiamato PTFE, rappresenta il polimero del tetrafluoroetene. Si tratta, in pratica, del polimero dell’Hostaflon, a cui sono uniti componenti fluidificanti e stabilizzanti al fine di migliorare e aumentare le possibilità di applicazione.

Il PTFE è una materia plastica in grado di resistere a temperature elevate (fino a duecento gradi). Liscio al tatto, viene impiegato in ambito industriale per ricoprire superfici cui si richiede di essere anti-aderenti ad alte temperature, e che devono avere un’inerzia chimica più che buona. Esso non presenta nessun pericolo di tossicità, a patto che venga utilizzato a temperature che non superano i duecento gradi: per questo motivo, viene impiegato per la copertura delle padelle da cucina cosiddette anti-aderenti; il basso coefficiente di attrito, infatti, fa sì che gli alimenti non si attacchino al fondo del tegame.





Ma il PTFE trova applicazione in numerosi altri campi: per esempio, nel settore chimico viene usato per la creazione di guarnizioni e di tutte quelle componenti destinate a entrare in contatto con l’acido solforico concentrato o altri agenti corrosivi, mentre nel settore meccanico è impiegato per contrastare l’attrito tra pistone e cilindro nei motori.

Ma il politetrafluoroetilene viene spesso adottato come materiale isolante nell’industria elettrica, e addirittura in ambito musicale. In liuteria, infatti, si ricorre al PTFE in qualità di additivo per i capotasti sintetici, realizzati in grafite. Il suo compito è quello di ridurre al minimo l’attrito tra lo stesso capotasto e le corde.

Infine, nei laboratori chimici il PTFE è utilizzato per assicurare la tenuta perfetta di giunti e componenti di vetro smerigliato.

Fonte: http://www.sttitalia.it

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