Inglese, senza mezze misure


Che contrasto con l’estenuante corso della Facchini, con interrogazioni e compiti a casa L’ex-impegnativa idoneità degli scorsi appelli diventa facile. Forse troppo


Da esamone a banale formalità.
L’esame (pardon,l’idoneità) d’inglese compie un balzo tra i due estremi, rassicurando quanti fra la sessantina di ammessi all’orale dell’ultimo, eccezionale appello temevano bocciature a gogò.
prof.VilloneL’altro ieri nel primo scaglione degli esaminati da parte dei docenti De Lellis e Villone (foto a fianco), solo uno è stato rimandato, dopo una discreta mezz’oretta di tentativi andati a vuoto di portare a termine un colloquio, che per lo più verteva sulla correzione degli esercizi dello scritto, una breve lettura con traduzione di un brano e qualche domanda.
Insomma, un risultato apparentemente più che normale per quella che è un’idoneità ‘non tecnica’, come è stata definita dallo stesso Villone nel corso dell’esame.
“Miriamo ad accertare la presenza di una capacità di discutere, comprendere e scrivere una lingua straniera”.
In una sola parola: B1, dal codice del livello di preparazione (A1 è quello più scarso, da principiante, poi c’è A2 e quindi B1, e si prosegue ancora).
Bazzecole, dirà lo studente medio di lingue.
Certo, ma qui siamo ad Ingegneria, e la lingua straniera è importante, ma non fondamentale, e spesso è troppo sottovalutata. Un po’ come matematica ad Economia o economia politica a Scienze della Comunicazione.
L’esito dell’orale del 3 giugno sembra troppo in contrasto con i precedenti appelli, in cui si bocciava più e per molto meno, come testimoniano alcuni colleghi, passati sotto la gogna di De Lellis più di una volta e puntualmente mandati a casa.
Troppo anche il contrasto con il corso di inglese di quest’anno, tenuto dalla madrelingua prof. Facchini, che dopo l’eccezionale risultato di questo appello intracorso vedrà scemare il numero di studenti.
Stavo seguendo anch’io, quest’anno, inglese, dopo aver sottovalutato e ignorato completamente la notizia e devo dire che aver passato l’idoneità è una liberazione.
Il metodo – Facchini, per carità, efficacissimo, è fin troppo impegnativo ed estenuante già per uno che come me qualcosina di inglese l’ha fatta alle superiori (ma non alle medie, dove il nome mio e dei miei compagni fu estratto per formare – contro la nostra volontà – una classe monolingue francese), figuriamoci per ragazzi (e sono parecchi, credetemi) che si ritrovano a ventuno e più anni a partire praticamente da zero.
Un corso con raccolta delle presenze, e con tanto di continue interrogazioni, esercizi da fare a casa e verificati la lezione successiva, brevi relazioni e lettere da consegnare alla prof, rigorosamente su foglio protocollo a righi, bella grafia, un rigo sì e uno no per permettere la correzione.
Sembra di tornare alla scuola superiore, insomma.
Anche le sgridate della prof. il suo rivolgersi per nome e non per cognome agli allievi, divisi a seconda della fila (davanti i volenterosi studenti modello, rigorosamente in corso, e file posteriori di casinisti e dormienti, tra cui non poteva mancare il sottoscritto) sono in tema col clima insolitamente extrauniversitario del corso.
Da apprezzare e sopportare, comunque, il rigore del metodo, che con il ritmo serrato di tre ore di lezione di fila due volte a settimana non può non inculcarti sul serio le nozioni di inglese.
Beato chi arriverà, applicandosi, ad aver seguito l’intero corso (io non ci riuscirei, sono sincero). In palio avrà salvo l’orale, sì, (ma è ben poca cosa, ora che si passa facilmente), però potrà dire di conoscere l’inglese in maniera più che discreta.
E questo, credetemi, poca cosa non lo è affatto.

 

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Altro... cassino, inglese
Inglese, tutti geniacci!!

Che strani risultati: passano lo scritto di giovedì scorso più del 40% dei presenti. L’orale...

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