Crisi e consumi, il risparmio secondo due esperti

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Nel numero di settembre 2012 di Panorama, presente in questi giorni in edicola, si parla di sconti di supermercati (esempio: Esselunga, che dà anche sconti carburante di 8 euro ogni 50 euro di spesa), offerte speciali di elettrodomestici e siti internet di pacchetti vacanza a prezzi scontati, (esempio Venere.com) e di occasioni di auto aziendali scontate (come Mirafiorioutlet.it) e altre occasioni come mezzo per fronteggiare la crisi senza rinunciare ai consumi.

All’interno del mensile, nell’articolo ‘Come fregare la crisi‘, a cura di Marco Morello, c’è un’importante opinione di due esperti, che ci illustrano i motivi della recessione economica e possibili soluzioni anti crisi. Vediamole:

 

Troppa paura del futuro – di Giuseppe Roma, direttore generale Censis

Italia a basso consumo, spesa low cost, vendite in perenne contrazione.

Ma per ridare dinamicità al mercato interno, da cui dipende quasi l’80 per cento del pil, bisogna agire su fattori strutturali e soggettivi.

 

Primo: devono girare più soldi. Invece, in media il reddito disponibile delle famiglie è ritornato indietro di vent’anni. Certo salari e stipendi sono cresciuti pochissimo e il lavoro autonomo è stato colpito duramente dalla crisi, ma non meno importante è risultato il processo di «ricambio demografico al ribasso», in atto da tempo e reso più acuto dalle difficoltà congiunturali.

Alle famiglie del ceto medio, consumatrici e proprietarie della loro casa, si sostituiscono ora nuclei a più basso reddito, di immigrati, di giovani precari o di anziani soli, con il risultato di abbassare il reddito medio e le capacità di spesa.

Quindi ci sono cambiamenti sociodemografici che stanno provocando, più che un impoverimento del ceto medio esistente, una sua decostruzione per mancanza di adeguato ricambio.

 

Secondo: i consumi obbligati devono pesare meno.





Nella crisi gli italiani si sono trovati a dover coprire di tasca propria servizi come le cure mediche, l’istruzione o i trasporti, per effetto dei tagli o delle inefficienze pubbliche. Penalizzando gli operatori privati, tale spesa è andata a sovvenzionare ulteriormente il settore pubblico (con ticket, contributi mensa e così via) o ad alimentare comparti terziari che godono di condizioni protette, dai carburanti alla sanità.

 

Terzo: più fiducia e certezza.

A determinare la riduzione dei consumi da parte degli italiani c’è una componente di clima complessivo del Paese, improntato all’incertezza. Al di là del difficile quadro internazionale, le preoccupazioni vengono soprattutto dall’instabilità interna alimentata da un contesto politicomediatico che certo non invoglia a rischiare. Così i consumatori hanno attuato una strategia prudenziale a più stadi: iniziando con l’eliminare gli sprechi e il superfluo, e poi con la ricerca delle migliori occasioni e i prezzi più bassi, infine con il rinvio degli acquisti più onerosi e la rinuncia ai progetti più impegnativi, dall’auto a una seconda casa. Un atteggiamento indispensabile per chi ha minori risorse del passato, ma che coinvolge anche famiglie che, pur avendo disponibilità, non spendono per tutelarsi da futuri imprevisti.

 

 

Strategie di risparmio  – di Romolo De Camillis, retailer director della Nielsen

I consumatori continuano a comprare carrelli meno costosi, scegliendo prodotti con un prezzo più basso rispetto al passato.

Dal 2002 a oggi questa strategia ha consentito un risparmio di oltre il 12 per cento e il fenomeno si è intensificato con la crisi, meno 5 per cento dal 2009 a oggi.

E se gran parte del risparmio fino a oggi è stata possibile soprattutto grazie agli sconti (un prodotto su tre è venduto in promozione), si iniziano a intercettare nuove tendenze.

Clienti che si orientano su confezioni più piccole con il duplice obiettivo di risparmiare e di ridurre gli sprechi e aziende che decidono di soddisfare questi nuovi bisogni, ripensando la propria strategia e gli assortimenti. Per alcune categorie i segnali sono già misurabili. Nell’area degli alimentari, per esempio, si riducono in un solo anno le dimensioni medie delle confezioni di frutta (-3,2 per cento), delle vaschette di gelato (-2,4), di carne con gelatina (-2,6), della polpa di pomodoro (-1,5), della carne surgelata preparata (-2,6) e del pesce surgelato filettato (-2,2).

 


[fonte: Panorama n° 38 ]

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