ELABORAZIONE NUMERICA DEI SEGNALI 1, LE LEZIONI DELL’ONOREVOLE


La teatralità del prof – agcom, tra la molletta, la coca-cola e le patatine
Quando si passa un esame, specie se si è sgobbato parecchio per riuscire a prendere un buon voto, si ha una sensazione di alleggerimento cerebrale, e quasi fisico.
Un esame in meno, che bello.
Ma in fondo in fondo, strano a dirsi, in questo caso un po’ mi dispiace.
Dispiace non assistere più alle lezioni dell’onorevole, un prof. personaggio come pochi se ne trovano, qui all’università.
L’onorevole è il prof. Roberto De Martino, autorità per le garanzie nelle comunicazioni, uomo impegnatissimo, diviso tra mille occupazioni, convegni, lezioni, oggi a Roma, domani a Brescia, dopodomani negli Stati Uniti o in Finlandia.
E, (quasi verrebbe da dire ‘nei ritagli di tempo’, sempre dopo le quattro del pomeriggio) docente di elaborazione numerica dei segnali 1 (in sintesi: il seguito di teoria dei segnali, qui analizzati in chiave digitale), qui a Cassino.
Oddio, l’aspetto da autorità non è tra le prime cose che si notano: voce non proprio baritonale, sguardo un pochino assente, gran disordine (è un eufemismo, purtroppo) e eccessiva velocità nell’esposizione alla lavagna, e immancabile coca cola (che con la giacca e cravatta fa un po’ kitsch) bevuta all’inizio delle sue lezioni, quando già la donna delle pulizie fuori dell’aula sbuffa facendo gestacci alle sue spalle del tipo “e quando se ne va, questo, che devo pulire?”, tra le risate dei presenti…
Insomma, un mattatore come pochi se ne vedono, tra i docenti universitari.
E’ per questo che le lezioni dell’onorevole vanno assaporate dall’inizio alla fine: gente che sbuffa perché va come una locomotiva e solo un “Pianooo!!!!” gridato a gran voce ed in coro lo ferma; battutine e commenti stile Gialappa’s su quello che dice il prof., sugli errori che fa.
Un po’ quasi a prenderlo per i fondelli, ma con rispetto, un po’ come quando si ride all’ennesima gaffe di Berlusconi.
Il massimo è stato quel giorno in cui si è presentato in classe, senza saperlo (ma non ha nemmeno il tempo per guardarsi allo specchio?), con una mollettina  fucsia per capelli.
Immaginate la scena: tra i presenti in pochi sono riusciti a rimanere seri, e qualcuno è riuscito pure a scattargli una foto col videofonino da distanza ravvicinata.
Insomma, uno di quei momenti nella vita da universitario che ti rimane per sempre nei ricordi. Figuratevi se mi perdevo anche una sola lezione dell’onorevole, e figuratevi se solo mi passava per la mente di prendere anche un solo appunto: mi sono fatto prestare gli appunti del corso dell’anno precedente dal collega Salvatore che non finirò mai di ringraziare.
Personaggi, insieme all’agcom De Martino, sono stati anche i suoi collaboratori Grossi e Sardellitti (, indispensabili per la comprensione degli esercizi numerici, requisito fondamentale per il superamento dell’esame.
Ah, già, dimenticavo, l’esame. Prevista la sola prova scritta, unica traccia, con tanto di foglio formato A-4 autorizzato dallo stesso prof. con su scritto tutte le formule che possibili ed (in)immaginabili che possono entrarci: al primo appello l’aula era affollata da più del doppio di studenti rispetto a quelli che avevano seguito, più o meno assiduamente, le lezioni.
E lui, l’onorevole, doppio pacco di patatine in mano ed immancabile coca cola, a fare da inutile, sorridente, spaventapasseri per un esercito di corvi armati fino ai denti di fogli e foglietti: “Ma lo sapete che ho fatto questo stesso esame anche in America, e lì non volava una mosca, tutti a guardare sul proprio foglio?”.
Già, onorevole, ma qua siamo in Italia.
Vi risparmio l’esito, che sicuramente immaginerete: vi dico solo che alla lunga verbalizzazione c’erano molti, molti, fin troppi volti sorridenti. E anche un piccolo giallo: ad una collega (sulla cui ottima preparazione metterei la mano sul fuoco, davvero) per un ‘piccolo errore di trascrizione’ – parole dell’onorevole – l’iniziale ‘non idoneo’ si tramuta in ‘trenta/30’.
Bah.
Comunque sia, grazie onorevole, mi mancherà, davvero.
E un consiglio: la prossima volta che ha fame, anziché le americane patatine e coca – cola, prenda una bella pizza e un bicchiere di vino.
Vabbè che siamo cittadini del mondo globale, ma per una volta tanto, dimostrare che siamo italiani, non fa affatto male.

 

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