Festival dei sciusci, più cori (da stadio) che band



Alla fine le telecamere di Raitre non ci sono state, in piazza Di Liegro, a Gaeta, per il tradizionale festival degli sciusci.
Meno male che c’erano le immancabili telecamere di Tmo (da un po’ a riflettori spenti, per problemi tecnici, ma che presto – forse già domani – ripartirà con la grinta del passato) , c’era Cocchetto (il re dello sciuscio, vero mattatore dell’evento, quest’anno vestito da Napoleone e da gitana), c’era Gin Sacs (il fisarmonicista quando attacca a suonà non la finisce più) , c’era soprattutto la gente, molta gente, per un appuntamento immancabile del folclore gaetano, quest’anno un po’ in verità sottotono, sia per la crisi economica che per gli avvenimenti del sud – est asiatico.
“Ci so’ stati così pochi sciusci, quest’anno per le strade, Filumé?”, domanda una signora all’amica, a pochi metri da me e Ludik, posizionati proprio dietro il treppiedi di Ciano.
In effetti gli sciusciaiuoli in gara, quest’anno, erano veramente pochi, anche se tuttosommato non si può dire nulla sulla qualità dell’esibizione dei gruppi, alcuni dei quali veramente da applauso: i cori da stadio pro – Cocchetto, e le urla di bambine in visibilio per l’esibizione di quattordicenni già con l’aria di duri playboy, e i tanti applausi a dimostrare la passione del pubblico gaetano per una tradizione che, spero, non muoia mai.
Perché si può vivere, sicuramente, senza sciusci. Ma non è la stessa cosa.

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