Calcolatori elettronici 1, quella maledetta fretta


L’insolito corso di informatica dopo i due ‘fondamenti’:
folla da ‘La Sapienza’, orale opzionale, una domanda e via. Ma è meglio non accontentarsi
Tra gli indubbi pregi di questa università (Cassino, intendo) è il relativo ‘ordine’ che regna nelle lezioni.
Al massimo una cinquantina di studenti per aula, eccezion fatta per i corsi del primo anno, seguiti da una massa di crani che supera il centinaio, ma, che poi, inevitabilmente, è destinata in pochi mesi ad una rigorosa scrematura.
Poca gente, insomma, e tutta la tranquillità di alzare la mano per chiedere al prof. delle spiegazioni, o di porgergli delle domande durante le pause.
Un clima diametralmente opposto al caos regnante in molte facoltà de ‘La Sapienza’, insomma, con aule strapiene e studenti addirittura costretti a seguire le lezioni nei cinema per mancanza di spazio.
Peccato che ogni tanto, anche da noi, capiti qualche eccezione.
Il corso del terzo anno di Calcolatori elettronici 1, per esempio, da quest’anno spostato al secondo anno. Immaginate la situazione.

il prof. Francesco Tortorella

Studenti del secondo anno, studenti iscritti al terzo, i ‘nonnetti’ del vecchio ordinamento e la moltitudine dei fuoricorso, tutti nella stessa aula, rigorosamente priva di microfoni.
Beh, mettetevi nei panni del docente, il prof. Francesco Tortorella (foto qui a fianco), vecchia conoscenza ai ‘tempi’ del primo corso di ‘informatica’ (già, chiamiamola così), quello di alfabetizzazione (Word, Access, Excel, Internet e la macchina di Von Neumann).
Arduo compito, il suo, di mettere le redini alla marmaglia eterogenea di ragazzini imberbi quasi freschi di diploma, studenti esperti prossimi alla laurea e esemplari stantii con età da pensionamento.
Meno male che ci sono le slides, e tanto meglio per la sua decisione di sostituire il vecchio orale con un esercizio pratico al computer, di cui una parte con le tanto sognate ‘crocette’.
Ma attenti a giudicare male questa finta manna.
Il corso, incentrato sui circuiti logici, la rappresentazione dei numeri in binario e la spiegazione del linguaggio di programmazione in basso livello (cioè vicino al linguaggio dei computer, fatto di sole sequenze di bit) è interessante, e le slides sono sicuramente comode, ma non esaurienti: guai ad assentarsi (come è successo al sottoscritto) anche ad una sola lezione, è indispensabile il commento e la spiegazione del prof, pagina dopo pagina, per non perdersi in un mare di sigle, definizioni e metodi solo accennati sinteticamente.
E poi l’esame, dicevo. Fino all’anno scorso era orale (qualche domanda e stesura di un programmino in Assembly), quest’anno, per evitare di sciropparsi duecento orali il prof. ha preferito la formula ‘prova scritta + orale opzionale’. Il voto massimo raggiungibile col solo scritto è 27, con l’orale si può aumentare di tre il voto complessivo.
In molti alla notizia si sono fregati le mani.
A me, devo essere sincero, però, gli esami ‘solo scritto’ non mi sono mai piaciuti.
Sarà perché non mi riesco mai ad abituare a prove in cui i soliti furboni la spuntano ai danni di chi ha studiato, sarà anche e soprattutto perché sbaglio nell’atteggiamento mentale nei confronti dell’esame.
Allo scritto, tranne rari casi eccezionali (Geometria, primo esame in assoluto, e il temibile Campi elettromagnetici 1), non sono mai andato granchè. E molte volte non ho neanche rifiutato voti che adesso giudico inaccettabili. Ho avuto sempre fretta, è questo che mi ha fregato.
E che continua a fregarmi, accidenti a me.
Al primo appello di Calcolatori vado ‘a tentare’. Mi va anche discretamente bene, 24 su 27, programma quasi perfetto e funzionante e solo un errore nel quiz a crocette. E tutto questo con appena una giornata e mezzo di studio alle spalle. Un miracolo, ma comunque non un voto eccezionale. Mi sarebbe bastato qualche altro giorno sui libri e rifare lo scritto, sarebbe stato un ventisei o un ventisette assicurato. Invece no.
Per risparmiare tempo, tento la strada dell’orale. Che errore.
Dopo aver studiato tanto e sacrificato persino la Pasquetta, l’esame si riduce ad una domandina su un argomento, lo standard IEEE754, che manco avevo ripassato bene. Alla fine è un ventisei, quel ventisei che si poteva prendere allo scritto, appena due giorni dopo.
Peccato, meritavo di più.
Ma nemmeno questa volta ho avuto il coraggio di rifiutare…
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