Referendum, il punto di vista dal seggio (2° parte)



Dunque, dicevo.
Quasi non credevo all’incredibile colpo di fortuna, ero lì, ancora una volta scrutatore, dopo il referendum (fallito) sull’articolo 18, dopo i consigli di quartiere e le ultime regionali.Mi accorgo da subito di essere il più giovane della compagnia, composta tutta da donne, eccetto io e il presidente.

Lui è un uomo sulla quarantina, capelli brizzolati, pacato, accorto in ogni azione. Quasi la burocrazia in persona, a giudicare da come, nonostante l’esperienza da presidente, legge con scrupolosità il libretto delle operazioni pre – voto.

Poi c’è la segretaria, graziosa trentacinquenne con un generoso decolletè (quasi inappropriato per l’ambiente, ma meglio così), Rita (quarantenne con vestitino ‘Sexy girl’ – oddio che impressione – che mi guarda come se fossi un alieno) e Nazzarena (si scrive proprio così, con due zeta), le scrutatrici: tutte sposate e madri di famiglia (il giorno successivo mi sono pure sorbito le solite chiacchiere sull’educazione materna, pannolini e asilo).
Le cose da fare, come al solito, non sono molte: contare le schede, vidimarle, timbrarle, e rimetterle a posto nelle scatole, il tutto per ognuna dei quattro quesiti referendari.
La lentezza del presidente nel dar via alle semplici operazioni di conteggio mi sorprende, ma per ora non dico niente, quasi per paura di essere cacciato con la stessa facilità con cui, qualche minuto prima, ero stato accolto.
Prima di contare le migliaia di schede c’è da nominare il vicepresidente tra i tre scrutatori: Nazzarena rifiuta subito l’incarico, Rita non può perché non fa la scrutatrice da anni, e alla fine rimane solo il sottoscritto, che, un po’ titubante, accetta.Sorrisino del presidente: “Ricordati che quando non ci sono io, tutta la responsabilità del seggio ricadrà su di te”. Che bell’incoraggiamento.

 


Faccio di sì con la testa, un po’ spaurito. Ma alla fine che sarà mai, è pur sempre solo un banalissimo referendum.Mi faccio forza e mi distraggo contando le schede.

Alla fine, per qualche arzigogolo inutile introdotto dal presidente (apertura delle schede prima della timbratura, doppio e triplo conteggio – lo prevede il regolamento ma nessuno lo fa – ), ci sbrighiamo alle otto e mezza.Ultimi tra tutti i seggi della scuola Virgilio poliziotti di guardia ansiosi, ogni minuto veniva qualcuno e ci chiedeva a che punto eravamo).

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Comunque, meglio tardi che mai.

Il giorno dopo finalmente, il tanto atteso voto. [continua]

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