Elettrotecnica 2, un antipasto ricco di campi


Prologo (in pensione) dell’elettromagnetismo, ma ne esco indenne
Era tra i quattro (temibili) corsi di ingegneria delle telecomunicazioni, elettrotecnica 2.
Assieme alla terna dei campi elettromagnetici (ora rinominati in vari modi, ma la sostanza è sempre la stessa), era infatti tra i corsi di quattro crediti più ostici in assoluto, con la modalità scritto + orale, e con la sezione dedicata all’elettromagnetismo (qui gli appunti online, e non è nemmeno tutto), anzi, all’introduzione all’elettromagnetismo, conduzione stazionaria, elettrostatica e magnetostatica, davvero difficile da digerire.
Ne parlo al passato non perché è uno scoglio che, dopo settimane di studio estivo è finalmente alle spalle, ma perché oramai, da due anni a questa parte è un corso non più presente nel piano di studi (al suo posto teoria dei circuiti – ovvero elettrotecnica 1 + circuiti del 2° ordine e un corso di economia – magari ci avessero pensato prima): quelli che come me, sono obbligati a farlo possono seguire con gli studenti di ingegneria elettrica, decurtando qualche argomento dal programma che a loro compete.
il prof. A. TamburrinoIl sottoscritto ha tentato per ben due volte di seguire il corso, nel 2002 e nel 2003 (entrambi tenuti dall’ex preside Rubinacci – una vecchia conoscenza all’esame di elettrotecnica 1), ma invano: ogni qualvolta si iniziava a parlare di campi elettromagnetici e riempire la lavagna di formule crollavo, era più forte di me.
Alla fine l’esame me lo sono trascinato fino all’ultimo, e mi sono ritrovato all’inizio di agosto con il terribile dubbio amletico: campi elettromagnetici 2 o elettrotecnica 2. Entrambi non si poteva, non era il caso.
Alla fine scelsi ‘il più facile’, elettrotecnica 2: scritto non complicato (circuito del 2° ordine con Laplace + capacità e induttanza in un cavo coassiale + quesiti tra cui il ciclo di isteresi e circuito per la misura dell’induzione magnetica) senza errori, poi l’orale.
In sorte mi capita il temuto prof. Tamburrino (foto), molto esigente. Lo scritto è perfetto, resta solo da decidere se è il caso di mettere trenta o no. Quasi mi viene da ridere pensando ‘Trenta con il prof. Tamburrino? Ma dai!!!’.
L’esordio è raggelante: “Mi dica il punto di lavoro di un magnete permanente”.
Scena muta, poi il prof. capisce che l’argomento non era nel programma e cambia domanda, chiedendomi le capacità parziali. Zoppico un po’, complice anche l’atmosfera non proprio tranquilla che si respirava nella stretta aula 1.3 (lì feci il mio primo esame, Geometria, 27).
Il prof. è in attesa di una mia caduta, che puntualmente arriva, inesorabilmente.
”Approvato con 28”. Bene, benissimo, quasi un trionfo, grazie soprattutto all’ottimo scritto.
I colleghi che erano finiti prima di me nella gogna del prof. non erano stati così fortunati: due bocciati e un venticinque.
Ora me ne mancano tre, di esami, prima della tanto sudata laurea triennale. Sembrano pochi, ma è solo apparenza. Se sono fortunato, ce la farò ad aprile.

Altrimenti, mi sa tanto che il countdown debba segnare ancora 365 giorni…

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2 pensieri riguardo “Elettrotecnica 2, un antipasto ricco di campi

  • 28 settembre 2005 in 11:42
    Permalink

    Lo so, chissà chi ha creato la pagina…

    pensa che noi qui ad ingegneria siamo talmente arretrati che per consegnare il piano di studi (PAF) e per fare modifiche ad esso non si può farlo tramite internet ma si devono ancora CONSEGNARE I MODULI CARTACEI A MANO!!!!

    Risposta

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