Forza Italia e no al referendum, ma non è un paradosso



Giorni di fuoco, questi, sia sul piano sportivo che politico.

Ai tifosi del bel calcio la nazionale italiana si augura di non fallire contro i cechi e di proseguire la sua strada, che in caso di vittoria contro la nazionale di Nedved e compagni si farebbe in discesa, fino alla semifinale (dove ci sarebbe lo spauracchio Argentina, fra le migliori squadre viste finora).

In bocca al lupo e Forza Italia!!

Sul piano politico si accendono i dibattiti sul prossimo referendum: un referendum importante, e sicuramente diverso da quelli che degli ultimi tempi (ricorderete senz’altro quelli sull’articolo 18 e l’ultimo sulla fecondazione assistita, osteggiata dalla Chiesa), miseramente falliti a causa della bassa partecipazione popolare.

Diverso non solo perché qui il quorum non c’è, ma anche perché il tema affrontato, la Costituzione, appunto, riguarda tutti i cittadini.

Da sottolineare, però, (un po’ come avviene in ogni referendum) la scarsa informazione sulle tematiche della riforma (devolution, poteri del governo, del presidente della Repubblica, del premier, istituzione del Senato Federale) e la convinzione (errata) da parte della maggior parte dei votanti che quello promosso dal centro destra è un attacco alla costituzione, anche nei primi articoli, quelli sui diritti fondamentali dei cittadini.

E proprio la scarsa informazione, alla fine, vincerà, con un secco no (finora non ho visto in tv nemmeno un appello per il sì, e nelle tv private, dove sono ammessi spot ‘di parte’, impazza la scritta ‘NO’ a caratteri cubitali).

E se molti del centro – sinistra fanno demagogia (si vuole distruggere la costituzione, la carta per la quale i padri della patria hanno lottato, si vuole disunire il paese, ecc.) anche quelli del centro destra fanno altrettanto, evidenziando, della riforma, solo l’articolo riguardante la diminuzione del numero dei parlamentari, che peraltro avverrebbe tra due legislature, e tacendo di fatto su tematiche fondamentali quali la devoluzione.

Per chi vuole approfondire, ci sono i dibattiti in tv (anche se ieri da Ballarò, tra Fini + Calderoli e Fassino ci mancava poco che si prendessero a mazzate), anche se avvengono puntualmente quando su raiuno ci sono le partite dei Mondiali..

Per concludere, una piccola previsione su come andrà il referendum (forse sbaglierò clamorosamente come gli exit poll della Nexus, ma tanto vale provarci):

Voteranno tra il 60 e il 70 % degli aventi diritto, ci sarà una maggioranza schiacciante di no (diciamo 70 – 80 % dei votanti).

Categoria media dei votanti per il sì:

      esponenti politici e simpatizzanti della Lega, abitanti del nord, favorevoli al federalismo con impronta secessionista;

      persone di cultura medio bassa e simpatizzanti per il centro destra, che ritengono che il voto abbia significato politico e che quindi rappresenti una ‘rivincita’ politica contro la vittoria di Prodi alle ultime elezioni;

      persone che sono favorevoli all’abbassamento dell’età dei deputati e del loro numero del parlamento, ma che non hanno letto gli altri articoli della riforma.

      persone che hanno letto la riforma, sono d’accordo che la maggioranza degli articoli proposti va cambiato, ma hanno dei dubbi sulle modifiche di altri. Nel dubbio se votare sì o no, preferiscono votare sì.

 

Categoria media dei votanti per il no:

      tutti coloro che odiano la Lega, soprattutto abitanti del sud che sono contro la devolution e che vedono nella riforma un aumento delle disparità fra nord e sud;

      simpatizzanti del centro sinistra, contrari ad un aumento dei poteri al primo ministro;

      persone (estremisti di sinistra in primis) che ce l’hanno con Berlusconi, che vogliono avere un altro pretesto per dire all’ex premier di tornarsene a casa;

      persone di cultura bassa che non hanno capito niente della riforma, che seguono i consigli degli amici che votano tutti per il no e che vanno alle urne perché qualcuno ha detto in tv che chi non vota non è italiano al 100%;

      anziani (magari che hanno vissuto i tempi della stesura della Costituzione) e che sono contro modifiche di alcun tipo alla costituzione, e che temono che anche la più piccola modifica alla Carta Costituzionale, l’emblema dello Stato e della democrazia, faccia ripiombare l’Italia ai tempi della dittatura;

      persone che hanno letto la riforma, sono d’accordo che qualche articolo va cambiato, ma hanno dei dubbi sulla maggioranza delle modifiche agli altri articoli.

Insomma, alla fine il popolo, che domani inciterà gli azzurri gridando ‘Forza Italia’, alla fine si recherà alle urne e voterà no al referendum. Sembra un paradosso, ma non lo è.

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