Morto sulla spiaggia a Formia, i giornalisti – sciacalli: “turisti indifferenti”. Ma non è vero


Il vergognoso articolo dell’Ansa “Cadavere in spiaggia, indifferenza dei bagnanti che giocano a racchettoni”, figlio di uno pseudo giornalismo sensazionalistico e moralizzatore

turista morta sulla spiaggia a formiaUn po’ mi fanno tenerezza i giornalisti che cercano lo scoop e tentano goffamente di trasformare una notizia ordinaria, o quasi, in una notiziona boom.

Nell’epoca del giornalismo nel web 2.0, per sopravvivere occorre avere visite. E magari click sul bannerone Adsense (o di altro advertiser) sulla sidebar, a fianco del proprio pezzo. Prima si scriveva in base all’importanza, la difficoltà e la lunghezza del testo, ora fioccano i revenue share, che per dirla in soldoni significa che si è pagati una percentuale sui guadagni pubblicitari pay per click e pay per impression generati dalla pagina in cui si è pubblicato il proprio articolo.

E così è un pullulare di titoloni shock, di notizie gonfiate ad arte. Così, per attirare gente.

La notizia è quella di una turista anziana, poco meno che ottantenne, morta sulla spiaggia a Formia, nella zona dell’Hotel Fagiano.

Un malore, probabilmente. Il bagnino ha fatto di tutto per rianimarla, sono intervenuti i soccorsi, poi la dichiarazione della morte da parte di un medico legale, il lenzuolo bianco. Una notizia che in altri tempi sarebbe stata scritta in quattro, massimo sei righe. Un trafiletto innocente, di poca importanza, con tutto il rispetto per la morte. Ma i visitatori del web 2.0 vogliono di più.

E così, non potendo puntare sulla viralità che può generare l’ennesimo video zozzo di Sara Tommasi, i pseudogiornalisti dei tempi moderni quando c’è un lenzuolo bianco sulla spiaggia puntano sul teleobiettivo.

Basta aspettare un po’, e sfruttando la prospettiva danno vita ad una foto che genera disprezzo e indignazione: un ragazzo che gioca a racchettoni sulla spiaggia. Magari lo faceva a decine o centinaia di metri di distanza, ma con la prospettiva tutto si appiattisce, le distanze diventano pochi centimetri.

Il pezzo confezionato è di sicuro attraente, già dal titolo “Cadavere in spiaggia, indifferenza dei bagnanti“.

Il problema è che il trucchetto non è del sitarello da 100 visitatori al giorno, ma del sito dell’Ansa.

E l’Ansa, si sa, detta legge nel campo dell’informazione. E in questo caso ha fatto da apripista ad un’ondata di articoli unti di ipocrisia: “la gente ha continuato a giocare a racchettoni e a tuffarsi“. “Bagnanti indifferenti”. Addirittura il Corriere: “Agghiaccianti foto dal litorale sud del Lazio“.Tanto da indurre persino Bartolomeo, da poco rieletto sindaco, a chiedere scusa per la ‘brutta figura per Formia’.

Anche oggi, passando vicino un’edicola, ho trovato due versioni diverse della notizia nel manifesto con i titoli delle notizie del giorno. In uno c’è semplicemente il resoconto oggettivo, nudo e crudo, della vicenda “turista muore sulla spiaggia a Formia“.

In un’altro, invece, si accenna chiaramente all’indifferenza dei bagnanti che continuano a giocare a racchettoni. Secondo voi, quale dei due giornali avrà venduto più copie oggi?

Peccato che i fatti reali non siano proprio andati così, che fino ad una mezz’ora prima, attorno alla bagnante esanime, si è radunata una folla. Alcuni curiosi (quelli non mancano mai) ma molti volenterosi, che hanno chiamato il 118, che mantenevano per le gambe la sfortunata signora, pregato perchè il suo cuore tornasse a battere. Ma tutto questo per il giornalista che ha scritto (non firmandosi) il pezzo dell’Ansa questo non ha alcuna utilità, non merita di essere riportato.

L’importante è sottolineare cosa hanno fatto dopo alcuni bagnanti, sicuramente lontani, quando il cadavere della signora era ancora lì, a pochi metri dalla riva. Magari a decine di metri c’era gente che non si è accorta di nulla.

Ma d’altronde, se anche fosse che alcuni turisti hanno continuato a prendere il sole con quel lenzuolo bianco, è davvero così scandaloso? C’è stato per caso vilipendio di cadavere?

Quando avviene un incidente o una tragica fatalità ci si chiede in giro cosa sia successo. Ci si ferma, si dà soccorso. Ci si intristisce quando ci si rende conto che non c’è più niente da fare. Poi, su invito delle forze dell’ordine, e per rispetto del defunto, ci si allontana. In caso di incidente automobilistico la coscienza e l’innato spirito di sopravvivenza fanno tesoro di quelle immagini, per farne esperienza ed evitare in futuro manovre errate e distrazioni che possano farci finire all’altro mondo. Ma non è che per tutto il resto del giorno non si possa continuare a fare quello che si è sempre fatto.

Non è indifferenza o menefreghismo questo, è semplicemente il ritorno alla vita.

Forse per il moralizzatore giornalista dell’Ansa e delle altre testate che urlano all’indifferenza dei turisti in spiaggia a Formia tutti i bagnanti, nessuno escluso, anche quelli a centinaia di metri da quel lenzuolo bianco, avrebbero dovuto chiudere l’ombrellone, rivestirsi e andarsene. Oppure indossare una maglietta con un elastico nero al braccio in segno di lutto, come fanno i giocatori di calcio quando muore uno sportivo. Oppure fare una processione sulla spiaggia col rosario in mano. Oppure chissà altro.

Scrive Ludik:

Cosa si fa in questi casi, non lo so. Forse bisognerebbe rivestirsi, chiudere gli ombrelloni e andare tutti via, e pazienza se i giornali il giorno dopo scriveranno che “quando sono arrivati i soccorritori hanno trovato una spiaggia deserta…”, denunciando l’indifferenza dell’uomo moderno che scappa davanti alla morte. Il morto è uno di noi fino a un minuto prima. Poi è morto e cambia tutto, dobbiamo andare via, girarci dall’altra parte, sentirci in colpa all’idea di continuare a vivere. Travestiamo da rispetto la nostra inettitudine, la goffaggine di fronte a una fine che non capiamo e in cui abbiamo paura di rispecchiarci, il fastidio per un sgomento che ognuno prova a modo suo e che non tutti riescono a provare.

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