Napoli, una città allo sfascio



Ho sentito la notizia al tg2 e davvero mi sono indignato. Dei cretini hanno fatto scoppiare dei petardi nella chiesa dei Gerolamini, a Napoli. E dove sennò.
La patria dei botti illegali, la città d'Italia dei morti e feriti per i proiettili vaganti. Ma qui si tratta di un attentato alla cultura, alla storia. Danneggiare una chiesta antica. Una cosa abominevole.

Scrive Amato Lamberti su il mediano.it:
L’attentato alla cupola della chiesa dei Gerolamini, realizzato con petardi di inaudite dimensioni, che solo a Napoli vengono messi in circolazione, forse meritava un maggiore rilievo sulla stampa locale e nazionale. Ma come si fa a pensare di far esplodere petardi lanciati da una terrazza sulla cupola maiolicata di una chiesa, e di continuare a farlo anche quando ci si rende conto che sfondano il tetto e precipitano dentro la chiesa. Diamo per scontato che questi “guagliunastri” nulla sapessero, e nulla potevano sapere, del valore artistico e architettonico di quella chiesa, come del suo valore simbolico e di quello della sua biblioteca, ma in nessuna città del mondo la canaglia, che pure non manca mai, si esercita a sfregiare i monumenti più significativi della città in cui abita e vive.

A Napoli anche questo è possibile senza che nessuno si scandalizzi più di tanto, quasi che certi comportamenti fossero scontati anche se deprecabili. La migliore dimostrazione di quanto questo atteggiamento, di tolleranza accidiosa e menefreghista, sia diffuso, lo dimostra il fatto che negli interventi dei candidati a Sindaco nella prossima tornata elettorale, di qualsiasi schieramento, non si parla mai di questi problemi, cioè dell’incarognirsi di una parte della popolazione, quella che fa dello sfregio alle regole, ai monumenti, alle attrezzature pubbliche, ai mezzi di trasporto, alla segnaletica stradale, alle aiuole di fiori, alle alberature stradali, quasi una pratica da esibire, anche in pubblico, come segno di una disistima totale delle istituzioni.

 


Mi si potrebbe rispondere che sono quarant’anni che la città è giornalmente violentata da manifestazioni di disoccupati organizzati, ex detenuti, indultati, parcheggiatori abusivi, contrabbandieri, ambulanti abusivi, tanto per ricordarne qualcuno, che bloccano il traffico, sfasciano vetrine, incendiano autobus, rovesciano cassonetti della spazzatura, si scontrano con la polizia, secondo un rituale sempre identico che poi li porta a sedersi attorno a un tavolo con i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, per ricevere non solo legittimazione ma assunzioni anche in società del tutto inutili e pletoriche appositamente create per soddisfare le loro richieste.
A giustificare queste pratiche politiche neoclientelari sempre le stesse ragioni di ordine pubblico.

e poi, ancora:
 

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Il 2010 si è chiuso tra cumuli di rifiuti incendiati dai botti che volevano festeggiare la fine di un anno terribile e l’inizio più che di un nuovo anno, di quella che si spera sia una nuova epoca per la città di Napoli ma anche per la sua provincia. Naturalmente anche il 2011 è stato salutato da botti e roghi di rifiuti, nonostante ci fossero per le strade un centinaio di militari non a controllare abusi ed iniziative criminose, ma a spalare alacremente quanta più immondizia possibile.

Altrettanto naturalmente i cittadini benpensanti, quelli che si lamentano delle inefficienze dell’amministrazione, si sono ben guardati dal dare una mano, non dico a spalare, che pure sarebbe stata una bella cosa, ma ad evitare di ingrossare i cumuli di rifiuti con le scatole dei panettoni, dei regali, con le bottiglie di spumante e i gusci di vongole, telline e taratufi. Lo stesso hanno fatto gli intellettuali che pontificano sul degrado della città ma non sanno mai suggerire non dico una soluzione, sia pure piccola e parziale, ma una strada da percorrere con poche e utili indicazioni. Sono bravissimi a descrivere lo sfascio, tanto bravi che a volte viene il dubbio che sia proprio lo sfascio ad eccitarne la vena intellettuale.

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