Quando il sedere di Brenda non vale come quello di Ruby


Berlusconi e Marrazzo. Due scandali a luci rosse: rapporti sessuali dietro pagamento, festini selvaggi ed un ricatto. Per il governatore del Lazio ci pensarono i carabinieri, per il premier invece Ruby, e chissà quante altre partecipanti ai Bunga Bunga rimaste insoddisfatte della retribuzione. Pecunia non olet, si sa, ma spesso non basta in queste vicende. L’esito è però diverso.

Marrazzo si dimise in pochi giorni, e a parte una dichiarazione isolata di Maroni, la politica e l’opinione pubblica ritenevano inevitabile la sua fuoriuscita dal palazzo. Con Berlusconi la storia non si sta ripetendo, e la vicenda sta riproponendo abituali divisioni politiche. Ruby è una minorenne, ma forse Silvio non lo sapeva, tanto che perfino Sallusti ipotizza che mica è reato se una di 17enne sembra una panterona di più di 20. Brendona no, faceva schifo a tanti. Era un uomo con le tette, o una donna col pisello, insomma un trans. Roba da depravati, da pervertiti, cose che nelle conversazioni al bar generano solo disgusto, anche se poi le tangenziali sono sempre piene di clienti.

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Il culo di una donna si può comprare, ma quello di un trans proprio no. Secoli di omofobia cattolica si pagano anche così, con il doppio standard per giudicare chi paga il sesso. Ok con la gnocca, sommo reato se il rapporto è omosessuale. L’Italia non perde occasione per dimostrarsi fuori dal mondo, e mentre negli Stati Uniti il vice presidente definisce inevitabile il diritto al matrimonio per i gay, da noi vertici istituzionali teorizzano che i partecipanti al Gay Pride sono peggio di chi va con le minorenni. Un’altra vergogna di questi giorni di disgusto istituzionale.

Video:

[fonte:Andrea Mollica,  giornalettismo.com]

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