Quando il bollo auto pagato online costa di più che facendo la fila alla Posta



Gennaio, mese di pagamenti. Contributi Inps, canone Rai, bollo auto, bollettini Mav e Rav. Sono molte le scadenze. Quale migliore occasione per accendere il computer e pagare online, cioè via Internet. Si evitano le code alla Posta, ma non sempre si risparmia rispetto ai canali tradizionali. Anzi, si può avere la sorpresa di scoprire che il canale digitale, apparentemente il meno oneroso per i gestori in quanto il cliente si fa parte attiva e sostanzialmente sbriga la pratica da solo, viene a costare parecchio di più.
Ecco alcuni esempi. Canone Rai, la tassa meno amata dagli italiani: con Equitalia Gerit 2,32 euro; con Taxtel, 1,90 euro. Bollo auto sul sito dell'Aci, il servizio si chiama BolloNet: oltre alla tassa, 1,87 euro per l'Automobile Club e un extra costo dell'1,2% sul valore della transazione, così più alta è la tassa e più costa pagarla. Per una Polo, 154 euro di "bollo" e 3,7 euro per pagare online. Chi fosse andato alla delegazione più vicina o all'agenzia di pratiche auto avrebbe pagato solo 1,87 euro. Contributi per i lavoratori domestici, sul sito Inps: il pagamento viene "caricato" di 2 euro fino a 100 euro di spesa. Più un ulteriore 2% sul valore eccedente, con un aggravio complessivo che arriva anche a 7 euro per pagare online 300 euro di contributi trimestrali. Queste sono le commissioni di pagamento concordate con Poste italiane che "colpiscono" anche i pagamenti delle multe su un altro sito, quello del del Comune di Roma. In tutti questi casi, il pagamento avviene tramite carte di credito: Visa, Mastercard, American Express. Se invece vado alla Posta, contribuisco ad ingrossare la fila e ad ingolfare il traffico per dei pagamenti che avrei potuto fare a casa, vengo "premiato": infatti pago solo 1,1 euro.

E' vero che chi ha un conto corrente bancario e un accesso online al proprio conto, può fare gli stessi pagamenti spendendo molto meno: mediamente 1-1,5 euro. E anche chi ricorre al bancomat (per il canone Rai) se la cava in genere con una spesa di 1 euro (talvolta anche 2). Ma è altrettanto vero che proprio questi scostamenti tra le modalità elettroniche di pagamento fanno riflettere. E mettono in evidenza il paradosso di un sistema che non sembra cogliere fino in fondo le opportunità della rivoluzione digitale, quella che consente di comprimere i costi e di spostare la moneta in modo immateriale, con un semplice click. Anziché agevolare il cliente più autonomo premiandone l'efficienza, si finisce in una certa misura per penalizzarlo. Come mai?

Né l'Inps né l'Aci si sottraggono a questa domanda. L'Inps spiega che i 7 euro di costo per pagare il bollettino, vanno a Poste Italiane, incaricata del servizio online. E che il cliente in possesso di un conto Banco posta o di una carta Poste Pay paga solo 1 euro. D'altra parte, l'istituto di previdenza ammette che il sistema è oneroso: «Abbiamo deciso di mettere a gara la convenzione e contiamo di poter offrire da marzo un prezzo più conveniente», spiegano alla sede centrale. Un modo, anche, per fare decollare il servizio su numeri più elevati: oggi solo 12.000 clienti pagano i contributi domestici sul sito e appena 32.000 con le "reti amiche" (tabaccai, etc). All'Aci risultano invece 347.618 operazioni con BolloNet e 113.091 con il canale bancario, in tutto quasi mezzo milione. «Per i soci Automobile Club precisa Salvatore Moretto dell'Ufficio servizi tributari ci facciamo carico noi dei costi della riscossione bancaria. Per gli altri non è possibile: la tassa infatti non è comprimibile e 1,87 euro è la remunerazione per la gestione del servizio di riscossione. L'ulteriore quota dell'1,2% va al circuito bancario e nonostante le trattative che da anni conduciamo non siamo riusciti a ridurre questo costo. Ora pensiamo di mettere a gara il servizio per spuntare condizioni migliori. Intanto, cerchiamo di offrire un ventaglio ampio di forme di pagamento, anche via telefono».

Tutto vero. Ma in Italia i pagamenti elettronici non decollano, paragonati ad altri paesi. Forse, anche perché costano troppo.

Video:

[fonte: ilmessaggero.it]

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