Aumento dell’iva dal 21 al 22%, una scelta demenziale che non porterà soldi allo Stato



Dal primo ottobre probabile aumento dell’iva al 22%: una tassa sui consumi che rallenterà la ripresa. Una scelta demenziale per la Federconsumatori, dato che il precedente aumento al 21% ha fatto diminuire il gettito nelle casse statali di 5,8 miliardi di euro

aumento iva 22 percentoDal prossimo 1 ottobre del 2013 l’attuale aliquota Iva al 21% salirà di un punto percentuale attestandosi al 22%. Il Governo italiano è al lavoro per evitare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, ma servono le coperture ed il conseguente consenso da parte della maggioranza in Parlamento.

Pur tuttavia la coperta è ancora più corta dopo l’abolizione dell’Imu, con la conseguenza che, in nome della stabilità dei conti pubblici, l’aumento dell’Iva potrebbe essere a questo punto inevitabile ed inesorabile.

E questo nonostante, come messo in risalto dalla Cgia di Mestre, l’Italia abbia già per quel che riguarda l’Iva l’aliquota più alta nell’area dell’euro. Aumentare l’Iva significa applicare in maniera indiscriminata l’ennesima tassa sui consumi che rischia di mettere un ulteriore freno alla ripresa dell’economia.

Sulla questione relativa all’Iva è nuovamente intervenuta anche la Federconsumatori nel sottolineare come l’aumento dell’imposta sarebbe demenziale. Questo perché, dopo l’aumento dal 20% al 21% dell’aliquota, lo Stato ha perso la bellezza di 5,8 miliardi di euro di gettito dal mese di settembre del 2011 al mese di maggio del 2013.

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Il Codacons ha rincarato la dose affermando che la scelta di aumentare l’Iva è da suicidio in quanto tutto farà tranne che contribuire al risanamento dei conti pubblici del nostro Paese. Questo perché con l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto scatterebbero dei rincari insopportabili per milioni di famiglie italiane oramai stremate e stressate dalla lunga crisi.

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