I posti di Roma più importanti e simbolici dell’occupazione nazista



I luoghi di Roma simbolo della seconda guerra mondiale, dalle Fosse Ardeatine al Ghetto, da Porta San Paolo a Via Tasso

luoghi romani nazismoOrmai gli itinerari a Roma non si contano più. Quelli tra le imponenti rovine antiche, gli edifici del Rinascimento, le opere del Barocco e quant’altro. Non sono pochi i turisti che si avventurano seguendo il percorso della memoria della Seconda Guerra Mondiale.

Durante la sua storia sono state molteplici le violenze subite dalla città, e l’ultima ferita è quella che e inflissero i Tedeschi durante il Secondo Conflitto Mondiale. Dal settembre 1943 al giugno 1944, la capitale del regno d’Italia fu militarmente occupata dalla Germania nazista. Colpa del tradimento che l’Italia ha inflitto a Hitler, alleandosi con il nemico.

Un giornalista del New York Times ha provato ad intraprendere questo percorso: tra i primi luoghi da visitare, Porta San Paolo, nelle vicinanze della Piramide Cestia. Oggi è un importante snodo del traffico cittadino e d’estate è una delle fermate del trenino che porta i bagnanti fino alla spiaggia di Ostia, ma settant’anni fa, esattamente il 10 settembre 1943, dei soldati e civili italiani tentarono una eroica esistenza ai tedeschi che si apprestavano ad occupare Roma, all’indomani dell’Armistizio.

Durante la battaglia morirono quasi seicento italiani. Qui è presente una placca commemorativa come ricordo di quell’impresa (vedi foto in alto).

Prendendo il tram, si può facilmente raggiungere San Lorenzo, dove nel luglio 1943, prima della caduta di Mussolini, dei caccia americani sganciarono decine di bombe con l’intento di distruggere la ferrovia. Morirono oltre 3000 civili. La Basilica di San Lorenzo fuori le mura, una delle Sette Chiese, fu gravemente danneggiata nel bombardamento: nel chiostro è ancora presente un frammento di bomba americana.

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Via Tasso è una delle strade che i romani associano alle atrocità del Nazismo. Durante i mesi dell’occupazione, dove i prigionieri politici vivevano in minuscole celle, aspettando le torture giornaliere. Dove sorgeva il Quartier Generale della Gestapo, ora c’è il Museo Storico della Liberazione. Alcune celle sono rimaste come allora, con le scritte sui muri indirizzate ai propri cari.

Altri luoghi della memoria sono il litorale laziale di Anzio e il monumento delle Fosse Ardeatine, ma il capolinea dell’itinerario non poteva che essere il Ghetto di Roma. Come racconta la storia, il 16 ottobre 1943, le SS cominciarono il rastrellamento del quartiere ebraico. Più di 1000 persone furono caricate nei vagoni piombati diretti ad Auschwitz, solo 16 sono riusciti a tornare. Oggi, il Ghetto è uno dei più importanti quartieri della Capitale, e non presenta tracce di quella giornata se non una placca commemorativa, e questo è un peccato perché dopo che l’ultimo sopravvissuto se ne andrà, nessuno potrà più dire di aver visto con i propri occhi quelle atrocità.

Via: http://www.blitzquotidiano.it/viaggi-e-turismo/roma-turismo-viaggio-luoghi-occupazione-nazista-1630950/

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