Niente gita per una disabile, alcuni compagni non vogliono spendere di più



Molti studenti di una classe rinunciano a far andare in gita la compagna disabile per non sostenere costi in più

disabile gita scolasticaUna studentessa diciottenne del liceo artistico “Fanoli” di Cittadella, costretta sulla sedia a rotelle da cinque anni per una malattia, rinuncerà probabilmente alla gita a Parigi organizzata dalla sua classe, in quanto molti dei suoi compagni si rifiutano di pagare un prezzo maggiorato necessario a sostenere le spese per il trasposto speciale.

A portare alla luce la vicenda ci ha pensato la sorella della disabile, che sul suo profilo Facebook ha pubblicato una conversazione avvenuta via Whatsapp, in cui una compagna della ragazza spiegava perché lei, a nome anche di altri studenti, non aveva intenzione di spendere di più o, addirittura, rinunciare alla gita. In questo messaggio la ragazza sostiene che 600 euro per una gita sono troppi e che non si può pretendere che tutti facciano i martiri per permettere a una disabile di partecipare al viaggio. Dopotutto, aggiunge la ragazza, “Ogni buon Re sa che ogni singolo uomo è sacrificabile per salvare il popolo intero”, ritenendo, quindi, che non sia giusto che a pagare siano venti persone per il bene di una sola. Se la soluzione non esiste la disabile deve restare a casa, prima che il ritardo nell’organizzazione, per trovare una soluzione adatta a tutti, rischi di far levitare ulteriormente i costi.

 


Va detto che il pensiero di questa studentessa, che a fine messaggio ammette candidamente di non voler comunque essere lei a comunicare la cattiva notizia alla disabile, non è quello dell’intera classe, tanto che una buona metà si è attivata a lungo per trovare una soluzione, pur dovendosi scontrare con la difficoltà, e i costi, di far viaggiare su treni o aerei chi è costretto su una sedia a rotelle. La giovane disabile è rimasta comprensibilmente ferita e al di là di quello che verrà deciso non vuole più andare a una gita che aveva aspettato per cinque anni, vista la sua decisione volontaria di non partecipare a quelle precedenti. A dare voce al suo dolore, appunto, la sorella, che ha accusato gli studenti di aver scelto la modalità peggiore per sollevare il problema, contestando loro scarso spirito di sacrificio e totale assenza di sensibilità.

via: http://mattinopadova.gelocal.it/

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