Cosa sta succedendo in Ucraina (aggiornamento)



Gli ultimi aggiornamenti sulla crisi in Ucraina e in Crimea

ucraina protesteTutto il mondo è preoccupato per le proteste in Ucraina, e per la successiva occupazione delle truppe militari russe in Crimea.

Il tutto parte a fine novembre. Era in corso un accordo di associazione con l’Unione Europea, che avrebbe rilanciato le sorti economiche dell’Ucraina. Tutte le merci ucraine in ingresso in Europa sarebbero state esenti da dazi, con un notevole dunque incremento delle esportazioni per quella Nazione. Invece, il governo filorusso del presidente Viktor Yanukovich, il 21 novembre, fa dietrofront. Nessun accordo con la Ue. Il tutto a vantaggio delle relazioni economiche con la Russia.

Una volta giunta notizia del mancato accordo con l’Unione Europea, in migliaia si sono riversati a Kiev per protestare. Le proteste degradano in pochi giorni in vere e propri scontri con le forze dell’ordine. Il 1° dicembre si contano più di 300 mila persone nella piazza principale della capitale ucraina.

Il 17 dicembre 2013, per sedare le rivolte, la Russia annuncia di voler ridurre di un terzo il prezzo del gas che vende all’Ucraina, e investendo 15 miliardi di dollari in titoli di Stato ucraini. L’effetto immediato è quello voluto dai russi, ovvero una riduzione delle violenze di piazza. Ma il 25 dicembre, il pestaggio della giornalista Tetyana Chornovol, dichiaratamente contro il governo di Yanukovich, non fa altro che ridare vita alle proteste.

Il governo ucraino, a metà gennaio, inizia con le maniere forte, con leggi che prevedono pene severissime per raduni e cortei non autorizzati. Molte di queste leggi sono copiate da quelle liberticide in vigore in Russia, e volute da Putin.

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Le proteste aumentano, e inizia la conta dei morti dei dimostranti. Fanno il giro della Rete le foto choc delle torture subite da Dmytro Bulatov, che indignano anche Obama.

A guidare il movimento di protesta sono tre leader:

– l’ex pugile Vitali Klitschko, a favore dell’ingresso in Europa dell’Ucraina. Vuole candidarsi alla presidenza dell’Ucraina nelle prossime elezioni del 2015.

Arseniy Yatsenyuk, ex ministro degli esteri. Aderente al partito di Yulia Timoshenko, secondo gruppo politico della nazione;

Oleh Tiahnybok, che guida il partito Svoboda, di estrema destra.

Il 23 gennaio viene annunciata un possibile punto d’incontro tra il governo e le opposizioni, dopo un vertice tra Yanukovich, Klitschko, Yatsenyuk e Tiahnybok. Ma la tregua dura poche ore. Due giorni dopo l’offerta del presidente di dar vita a delle riforme, e di affidare a Yatsenyuk l’incarico di premier al posto di Nikolai Azarov, viene rifiutata.

L’opposizione vuole le dimissioni di Yanukovich e nuove elezioni. Il 28 gennaio le leggi liberticide anti protesta vengono abrogate e il premier Nikolai Azarov si dimette, con tutti i suoi ministri. Il Parlamento vota un amnistia per i manifestanti arrestati, ad una condizione: tutti i dimostranti devono lasciare immediatamente i 25 edifici pubblici occupati in Ucraina.

I tre leader delle proteste ritengono inaccettabili queste condizioni, e rivendicano nuovamente nuove elezioni.

Dopo il ritiro delle leggi anti protesta, gli sconti con la polizia nelle piazze di Kiev erano diminuiti.

Nel frattempo la Russia fa un passo indietro sul piano di salvataggio dell’Ucraina annunciato a fine dicembre, ovvero l’investimento dei 15 miliardi di dollari. Ci ripenserà nuovamente il 17 febbraio, quando annuncia l’acquisto di 2 miliardi di dollari di titoli ucraini entro la fine della settimana.

Il18 febbraio scorso viene bloccato un gruppo di manifestanti in marcia verso il Parlamento che chiedevano la riduzione del potere del presidente.

Qui sotto l’appello di una ragazza ucraina che spiega il perchè sta protestando in piazza Maidan, a Kiev:

http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-ucraina-2013/l-appello-della-ragazza-ucraina-le-ragioni-della-protesta/156609/155101

L’ondata di rivolte ritorna ad insanguinare il Paese: la polizia rompe la tregua concessa da Yanukovich e attacca la folla dei manifestanti. Si contano almeno 35 morti 100 morti. Molti atleti ucraini che partecipano alle olimpiadi di Sochi si ritirano in segno di lutto. Il consiglio di ministri dei più importanti Paesi dell’Unione Europea sanziona i responsabili delle violenze a Kiev. I ministri degli esteri di Germania, Francia e Polonia si recano nella capitale ucraina per mediare e far trovare un accordo tra governo e opposizioni.

Il risultato dell’incontro è positivo: Yanukovich annuncia la mattina del 21 febbraio che ha raggiunto un accordo, che prevede elezioni anticipate e un governo di coalizione nel periodo pre – voto. Inoltre si tornerà alla Carta Costituzionale del 2004, con una riduzione dei poteri del presidente.

Nel primo pomeriggio del 21 febbraio i tre leader dell’opposizione dichiarano di voler firmare il patto finale di Yanukovich.

Il 22 febbraio 2014 il Parlamento sfiducia Yanukovich che fugge nella parte orientale (e filorussa) dell’Ucraina. E’ un giorno storico per la nazione. Yulia Tymoshenko va incontro al bagno di folla che l’accoglie in piazza Maidan, luogo simbolo di questi tre mesi di rivolte. Il presidente provvisorio, in attesa delle elezioni fissate per il 25 maggio, è Oleksandr Turchynov.

 


La fuga di Yanukovich e la firma dell’accordo sembra far ristabilire la calma nel paese, ma dura poco. Putin invia delle truppe militari in Crimea a partire dal 26 febbraio. Dura la condanna dell’Onu e degli Stati Uniti. Il primo marzo una telefonata di 90 minuti con Obama, il presidente russo esprime la sua volontà di difendere i suoi interessi in Ucraina.

Il senato russo approva l’intervento armato in Crimea, regione autonoma in netta maggioranza filorussa. Il primo ministro della penisola, Serghei Aksenov, annuncia un anticipo del referendum con cui si deciderà le sorti della Crimea, cioè se restare con l’Ucraina, o diventare a tutti gli effetti territorio russo.

Nel frattempo Mosca aumenta la sua presenza militare in Crimea, oramai completamente occupata. Le autorità ucraine lamentano l’inizio dell’occupazione anche di altre zone, come alcuni spazi aerei e il porto di Kerch, da dove partono traghetti per la Russia.

Il G7 in una nota condanna la violazione da parte della Russia della sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina. Cominciano ad incrinarsi i rapporti economici tra la Russia e i paesi occidentali. Obama afferma: “Mosca è dalla parte sbagliata della storia”, e annuncia un blocco dei rapporti commerciali e militari con la Russia. Il segretario di Stato John Kerry parte per Kiev.

Il consigliere presidenziale russo Sergei Glazyev per l’economia aveva contrattaccato minacciando che la Russia abbandonerà il dollaro, venderà i titoli di Stato americani e non rimborserà i prestiti bancari alle banche Usa.

Il Cremlino però smentisce l’ufficialità delle affermazioni di Glazyev.

Nel frattempo Putin ordina lo stop delle esercitazioni militari in Crimea.

Quattro giorni prima del referendum con cui la popolazione della Crimea sceglierà se essere annessa o no alla Russia, il parlamento della Crimea vota per l’autonomia dell’Ucraina con una maggioranza schiacciante: 78 voti su 81.

Il giorno prima del Referendum, le truppe militari russe e ucraine danno luogo ad uno scontro nel villaggio di Strilkove, in territorio ucraino, a poca distanza dal confine con la Crimea.

Il referendum del 16 marzo segna la vittoria del fronte russo: più del 90% dei votanti sceglie l’indipendenza dall’Ucraina. Il fatto che la Crimea ritorni alla Russia trova la netta opposizione di Ue e America, che minacciano sanzioni.

I risultati del referendum, come si poteva prevedere, non piacciono nè al governo ucraino, nè all’America.

Nel frattempo in Crimea comincia la doppia circolazione monetaria: oltre alla Grivnia ucraina, anche il rublo russo. Centinaia di persone richiedono passaporti russi. Il Giappone, nel frattempo, si schiera dalla parte dell’Ucraina, promettendo un miliardo di dollari di aiuti.

Fioccano le prime sanzioni americane ai danni dei russi: i gruppi americani delle carte di credito Visa e Mastercard hanno interrotto i pagamenti ai clienti di diverse banche russe.

Il clima è da guerra fredda: la Francia è pronta ad inviare aerei da guerra nei Paesi Baltici e in Polonia, e sospende ufficialmente la cooperazione militare con la Russia.

Tra le sanzioni previste dal Consiglio Europeo alcune riguardano la circolazione delle merci: forti penalità verranno applicate alle merci prodotte in Crimea, eccetto se queste ultime arrivano in Europa attraverso l’Ucraina.

Il 21 marzo il presidente dell’esecutivo Europeo, Josè Manuel Barroso, annuncia che la Commissione Europea entro giugno presenterà un nuovo piano d’azione per ridurre la dipendenza energetica dell’Unione Europea dall’estero, specialmente nei confronti della Russia.

In Crimea sottomarini e basi militari aeree e terrestri passano ai russi, mentre è sempre più alto l’interessamento della Russia nei confronti della regione moldava della Transnistria.

Il 24 marzo Obama arriva all’Aja, in Olanda, dove c’è un vertice dei leader del G7 e dell’Unione Europea per discutere sulla crisi ucraina.

Nel frattempo Kiev ordina il ritiro delle truppe ucraine dalla Crimea, e negozia un prestito dal Fondo monetario internazionale per far fronte alla svalutazione della moneta locale, la grivnia. Attualmente occorrono 10,8 grivnie per un dollaro (prima dell’inizio degli scontri in Ucraina ne bastavano 8), e 14,05 per 1 euro.

Il vice consigliere per la sicurezza Nazionale Americana, Beh Rhodes, fa sapere che la Casa Bianca è preoccupata per la massiccia presenza di truppe inviate da Mosca al confine russo – ucraino.

I leader del G7 cancellano la riunione del G8 in programma a giugno a  Sochi, in Russia, sostituendola con una riunione del G7 (quindi con l’esclusione della Russia) a Bruxelles.

 

via:

http://www.corriere.it/

http://www.linkiesta.it/morti-kiev

http://temi.repubblica.it/limes/gli-scontri-a-kiev-e-la-battaglia-per-lucraina-nel-contesto/58230

http://it.wikipedia.org/

http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Crimea_del_2014

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Un pensiero riguardo “Cosa sta succedendo in Ucraina (aggiornamento)

  • 25 Marzo 2014 in 03:03
    Permalink

    L’occidente aiuta l’ucraina per avere le porte aperte del canale che dal mediterraneo arriva a ridosso della russia, NON per bontà umana, e fanno credere che la russia voglia invadere un territorio (oltretutto disastrato), che se volevano avrebbero avuto altri pretesti per farlo.
    Non fatevi infinocchiare dalla comunicazione falsa dei nostri media.
    Infatti l’occidente è perplessa (a buon ragione), se decidono le maniere economiche forti contro gli occidentali, russia e cina ci fanno un c..lo peggio della cartavetrata.
    Asta la vista

    Risposta

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