Andava a caccia mentre era in mutua, ma l’azienda non può licenziarlo



Il caso di un uomo che mentre era malato e in mutua andava tranquillamente a caccia. L’azienda l’aveva per questo licenziato, ora è costretto a riassumerlo per decisione del giudice. Ecco perchè

cacciatore malatoQuello dell’assenteismo è un tema piuttosto sentito in Italia, dove spesso, soprattutto negli uffici pubblici, torna alla ribalta quando si parla di ingiustizie sociali o dei costi che può comportare per lo Stato.

Sovente, come in passato hanno dimostrato numerosi servizi giornalistici, il fenomeno si manifesta apertamente con persone che timbrano sul posto di lavoro e poi vanno a sbrigare commissioni personali, ma assenteista può essere altresì considerato colui che pur essendo in mutua viene “pizzicato” a svolgere altre attività.

 


Logica vorrebbe che nei casi più gravi di assenteismo la conseguenza naturale sia il licenziamento, ma una recente sentenza della Corte d’Appello ha sentenziato che in realtà questo non è così scontato. Un uomo, infatti, con mansioni di autista e di guardia giurata, era stato licenziato dalla ditta per cui lavorava perché colto in flagrante mentre si dedicava alla sua grande passione, la caccia, in un periodo in cui aveva dichiarato di essere in mutua. A certificare le sue precarie condizioni fisiche vi erano certificati medici assolutamente regolari, ma la sua azienda lo ha licenziato, con una decisione appoggiata dai giudici del Tribunale, ritenendo che il dipendente abbia mentito sul suo stato di salute.

La Corte d’Appello, tuttavia, ha ribaltato il primo grado di giudizio e ha costretto l’azienda a riassumere l’uomo. I giudici hanno stabilito che i certificati medici erano veritieri, che l’attività venatoria del loro dipendente non abbia pregiudicato il vincolo fiduciario con il datore di lavoro, e sostenendo che non sia provabile che il fatto di andare a caccia abbia condizionato la guarigione dell’uomo. L’eventuale danno arrecato all’azienda dal dipendente, quindi, è solo teorico e questo fatto non può giustificare una sanzione espulsiva.

via: http://www.lastampa.it/

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