Foggia, medici chiedevano mazzette per aborti in tempi rapidi



Aborto entro 90 giorni, mazzetta per rientrare nei tempi: domiciliari per due medici a Cerignola

aborto arrestati mediciPer le donne intenzionate ad effettuare una interruzione volontaria di gravidanza in Italia la vita non è sempre facile, perché sono numerosi i medici e gli anestesisti che praticano l’obiezione di coscienza. Chi decide di sottoporsi a un aborto può quindi trovarsi in difficoltà, dovendo affrontare una situazione già delicata di suo e con il rischio di non trovare valido supporto, oppure, peggio, di confrontarsi con qualcuno che decide di approfittarne.

E’ quanto successo alle pazienti che si presentavano all’ospedale “Tatarella” di Cerignola, in provincia di Foggia, dove si trovavano di fronte un dirigente medico responsabile del servizio di interruzioni volontarie e il direttore dell’unità di anestesia e rianimazione, unici non obiettori di coscienza all’interno della struttura e che per questo pretendevano una mazzetta per velocizzare i tempi dell’intervento. I due uomini, Osvaldo Battarino di 56 anni e Giuseppe Belpiede di 62 anni, chiedevano soldi non tanto per l’interruzione volontaria di gravidanza, che in Italia è coperta dal servizio sanitario nazionale, quanto per garantire che l’operazione venisse effettuata entro i 90 giorni, termine oltre il quale non è più consentita. I due medici lasciavano intendere, nemmeno troppo velatamente, che in caso di mancato pagamento la tempistica dei 90 giorni sarebbe stata difficilmente rispettabile.

L’indagine, partita dopo una denuncia fatta a fine 2013 dal padre di una paziente, ha stabilito che i due uomini avevano messo in piedi un sistema per cui, approfittando del fatto di essere gli unici non obiettori, pretendevano un pagamento di 100 euro, che dividevano in parti uguali, per effettuare aborti anche nel giro di uno o due giorni dalla richiesta, durante l’orario di apertura degli ambulatori e utilizzando la strumentazione dell’ospedale. Il Battarino e il Belpiede sono stati posti agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione in concorso.

Video:

http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/07/11/news/pizzo_per_abortire_in_ospedale-91285166/?ref=HREC1-4

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