Ingegneria Cassino, la laurea dopo i trent’anni


laurea ingegneria cassinoIeri ho sceso per l’ultima volta quei gradini del vecchio atrio della facoltà di Ingegneria, a Cassino. Dovevo consegnare due costosissimi e pesantissimi libroni dalla copertina blu. La mia tesi. Due copie, una per ognuna dei miei relatori. Era una di quelle rare giornate di sole mattutino, che poi inevitabilmente avrebbe lasciato il posto alle onnipresenti nuvole e pioggia, quasi un simbolo meteorologico della città martire.

Ma faceva caldo, caldissimo. Un clima un po’ strano, difficilmente sopportabile ed imprevisto, come un po’ gli eventi che circondavano questo periodo. Il pensiero andava al giorno prima, vestito di tutto punto. Una cravatta nera, stile le iene, come ironizza un mio amico su Facebook.

Un dinosauro che si laureava. Già. Perchè quando sei ultratrentenne e hai davanti a te una platea di genitori, amici, fidanzate e parenti pronti ad applaudire e ad immortalare ragazzi che hanno una decina d’anni in meno di te, con la corona d’alloro in testa, non puoi che sorridere e provare tenerezza.

Sai che da tempo oramai non fai più parte di quel mondo. Sei in un limbo da cui vuoi uscire. Sai che il lungo tempo passato ha cambiato tutto, persino il nome dell’università, e persino Ingegneria non è più una facoltà, ma un ‘dipartimento’, come mi ammonisce il relatore guardando la prima slide della presentazione. Ora ci si scambiano gli appunti su Dropbox (chissà, ci sarà finito lì anche alcuni dei vecchi appunti di ingegneria delle telecomunicazioni del mio sito, alcuni dal nome mi riconoscono:” ma sei tu quello degli appunti di fondamenti di automatica?”), prima si usava una banale chiavetta usb.

Gli esami si verbalizzano online, altro che ‘camicia’ cartacea. E persino alcuni tuoi ex colleghi hanno preso il dottorato di ricerca e sono praticamente professori. E tu, invece, che sei ancora dall’altro lato della cattedra, capisci che hai bisogno di ricucire gli strappi del passato.

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E così, come un vecchio ciclista, riprendi a pedalare, con passo arrugginito. Sfidando risatine e scuotimenti di testa di chi ha perso da tempo la fiducia in te, che magari all’università non ci ha mai messo piede, ma ha la faccia di bronzo da dirti che tu, la laurea non la prenderai manco a 80 anni. Ritornare a fare lo studente e affrontare ultimo esame, tirocinio e tesi richiede un po’ di coraggio, e tanta forza di volontà.

E’ una salita che a lungo non ho avuto il coraggio di affrontare, e che da lontano sembra insormontabile. Poi ti abitui, e passi centinaia di ore davanti al pc, con librerie Android da creare, bug che ti fanno smadonnare, un tutor aziendale stakanovista ed esigente, un relatore – faro che vorresti ringraziare ma che non sarà presente il giorno della discussione della tua tesi e un altro relatore che, invece, fino all’ultimo giorno non sa quasi nulla di quanto hai fatto e che ha il compito di valutarti.

Una sorte ironica e beffarda che non solo mi costringe ad un superlavoro proprio quando il traguardo è quasi lì – tra centoquaranta paginone da rilegare e slide powerpoint che fino all’ultima ora vanno corrette –  ma si diverte quasi a perseguitarmi, facendomi subire incidenti stradali (nulla di grave, eh, solo una bottarella alla mia vecchia Micra) e offuscando persino l’unica cosa di cui sei certo, ovvero il tuo voto di partenza. Errori informatici dovuti alla nuova piattaforma online, il Gomp. E così sono costretto a correre dalla segretaria e farmi correggere la media, che erroneamente era stata fatta anche sugli esami della triennale, anzichè sul solo biennio della specialistica (o magistrale, come la chiamano ora). Alla fine è un sudatissimo 110.

La salita finalmente è finita, una fase della vita che ti butti dietro, alle spalle. Anche se probabilmente quella che ho scalato con il mio passo stanco è solo una collina. Ma ora è inutile pensarci. Mai fermarsi, mai guardare indietro.

Evviva, finalmente.

L’età non conta, tanto tutto ciò che non è successo in una vita può succedere in un attimo.

G. Donadei
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