Cura coreana per lo stress: dormire in un carcere.



In Corea del Sud c’è un centro che offre un trattamento urto per chi soffre di forte stress, ossia dormire in una prigione finta

prigione finta coreaAndare in prigione per il troppo stress. In Corea del Sud questo succede per davvero, ma attenzione, non è che essere stressati sia diventato un reato perseguibile con la detenzione. E’ un trattamento offerto da un apposito centro a circa 70 km a nord est da Seul.

La struttura, denominata “La prigione dentro di me”, è stata una iniziativa di un ex avvocato. Stanco, stressato e incapace di staccare dal lavoro e concedersi del tempo, ha chiesto a un direttore di un carcere suo amico di poter dormire in prigione per almeno una settimana. Ovviamente, il permesso non gli è stato minimamente concesso, ma questo non ha fermato l’uomo dalla sua idea. Lasciata la professione, si è dedicato anima e corpo a questo progetto, chiedendo finanziamenti e prestiti ad amici e parenti.

L’ex avvocato è convinto che chi soffre di stress e ansia sia incapace di prendersi del tempo per sé, come se una forza occulta prendesse in mano la propria vita e il soggetto stia a guardare, con impotenza, l’evolversi degli eventi. Ecco che ansie, routine e paure prendono il sopravvento e le zavorre emozionali diventano sempre più pesanti, giorno dopo giorno.

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L’idea ha riscosso un successo enorme, tanto che la lista di attesa è lunghissima. Ai clienti viene intimato di spegnere i cellulari, poi, dopo consegnata ed indossata l’uniforme, vengono portati nella propria cella, grande 6 mq, dotata di bagno, lavandino e un piccolo tavolo. Come in carcere, i pasti vengono serviti attraverso il classico sportellino della porta.

La permanenza deve durare massimo due giorni. Nel progetto originale, in realtà, la durata del trattamento doveva essere più lunga, ma nessuno sarebbe stato disposto a staccare la spina per tanti giorni. Inoltre, è stata introdotta la “pausa”, dove i clienti possono consultare i loro telefoni, in quanto le persone si innervosivano e si preoccupavano troppo di possibili emergenze, vanificando i benefici del trattamento.

I clienti comunque ne escono soddisfatti e che l’esperienza sia istruttiva, in quanto è difficile stare da soli con se stessi, riflettere su cosa si è fatto, cercare appunto di staccare dai pensieri quotidiani e guardarsi l’anima.

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