Addio agli sprechi alimentari, c’è il food sharing. Ecco cos’è



Fermare gli sprechi di alimenti grazie al food sharing e al sito scambiacibo.it. Ma in Italia c’è troppa burocrazia

scambiacibo food sharingSolo in Italia gli sprechi alimentari sono inauditi. Si inizia dai campi, dove una parte del raccolto viene lasciata marcire non solo perché l’Europa impone dei limiti, ma anche perché non si presenta appetibile.

Questo costa a famiglia ben 350 Euro, per fare una media. Alla Fiera di Bologna della Coop Adriatica è stata proposta una soluzione per limitare gli sprechi, ossia far food sharing per limitare gli sprechi.

Il meccanismo è abbastanza semplice. Basta connettersi sul sito Internet scambiacibo.it, selezionare le cibarie da dare e trovare sulla mappa una persona interessata. L’esperimento non è del tutto nuovo, perché qualcosa di simile è già stato effettuato in Germania e a Torino.

 


Il cibo quindi si può riciclare. Di questi tempi, pur di evitare gli sprechi si fa di tutto, e sfruttare la tecnologia è senza dubbio un enorme vantaggio sia per le finanze della famiglia che per salvaguardare cibarie perfettamente fruibili. D’altro canto, però, l’Italia è famosa per creare problemi.

Si teme che questo sistema, ben collaudato in altri paesi, nel nostro possa essere rallentato moltissimo dalla burocrazia. Per ora, esso si basa solo ed esclusivamente sulla condivisione e sui buoni rapporti he si creano con le persone, non solo tra conoscenti e parenti.

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Il Ministro dell’Ambiente appoggia in pieno l’iniziativa, in quanto il Ministero, a detta sua, considera la battaglia degli sprechi alimentari una priorità. Sarà inoltre sua cura alleggerire la burocrazia, ma non a discapito dei controlli rigidi. In fondo, si tratta pur sempre di cibo che si serve a tavola ai bambini, agli anziani e a dei genitori di ragazzi. E’ un obbligo prevenire qualunque contaminazione e preservare la salute degli italiani, ma questo non significa certo proibire questa iniziativa.

 

Recentemente, si era anche predisposto un piano per recuperare dagli ipermercati e supermercati gli alimenti che si avvicinavano alla data di scadenza, in modo da darli a chi ne avesse bisogno a patto che venissero consumati in maniera celere.

 

Con questo, a grande distribuzione non buttava via del cibo ancora buono, in più, si aiutavano le famiglie meno fortunate ad avere qualcosa in tavola.

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