Come ci si comporta durante la messa: Mons. Carlo scrive il decalogo del Buon Fedele



Squilli di cellulari, gente che mastica l’ostia come un chewing gum, che fuma ai cortei funebri: Stufo della maleducazione dei suoi parrocchiani, mons. Carlo Fant, a Latisana (UD) crea il ‘decalogo del buon fedele’, con ciò che è permesso o no fare durante la messa

spegnere telefonino in chiesaStavolta Mons. Carlo Fant ha perso veramente la pazienza. Nonostante il suo fare scherzoso, non ne può più di vedere certi comportamenti scorretti. Un veloce consulto con Don Oscar, Padre Giacomo e gli altri suoi collaboratori, e la decisione è stata almeno di provare a zittire lo squillo insistente dei cellulari durante le funzioni religiose. Non è molto bello che in un funerale si senta di sottofondo una suoneria caraibica, idem se durante la Messa si sentono i BIP-BIP degli sms.

E per far tacere una volta per tutte questa agonia (sia per chi celebra, ma anche per chi tenta di ascoltare il celebrante), ha fatto esporre un cartello eloquente fuori dalla porta del Duomo di Latisana: «Nostro Signore ha tanti modi di comunicare, ma state certi che non vi chiamerà mai al cellulare. Entrando spegnetelo». Un rimprovero dai toni scherzosi, come d’altronde è lo stile di Don Carlo, ma che non è servito. Da qui, l’idea di scrivere il Decalogo del Buon Fedele.

Come lo definisce lo stesso Don, è una ripassatina delle regole di base del comportamento da tenere in Chiesa, quelle che chi frequentava il Catechismo una volta dovrebbe conoscere. Non serve ricordarle durante al Messa o rimproverare a voce, è meglio scrivere nero su bianco per assimilarle.

Parlando dei funerali, sia lui che i due parroci, ossia Don Oscar e Padre Giacomo, spesso sono costretti a richiamare chi, durante i cortei funebri, si accende una sigaretta, oppure chi, solo per mettersi in evidenza, si precipita durante la funzione a fare le condoglianze. Ovviamente c’è anche la questione abbigliamento, spinosissima da sempre. Il passaggio al riguardo recita più o meno così: «Certi modi di vestire non sono consoni alla Casa di Dio. Distingui l’abbigliamento adatto per la chiesa da quello per i giardini pubblici o la spiaggia».

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E poi, la questione chiacchiere prima, durante e dopo la Messa. Don Carlo non vieta certo di parlare, ma quando è necessario, e almeno, faro sottovoce, in modo che, chi vuole pregare, non sia dissuaso dal farlo. Si può chiacchierare benissimo al volume di voce che si desidera, al di fuori della Chiesa e al bar di fianco ad essa.

Inoltre, nell’elenco trovabile negli espositori in Duomo, va avanti, ricordando anche quando alzarsi, quando stare seduti, di non fare il giro della Chiesa durante il segno di pace, basta stringere la mano ai vicini, cosa significa accendere la candelina, e ancora, raccomanda di essere puntuali a Messa e non fuggire prima che il celebrante abbia congedato tutti. E tutto divertito, Don Carlo svela che il suo passaggio preferito è stato quello sull’Eucaristia, visto che ne ha viste di ogni: gente che prendeva l’ostia con le pinze, chi la prende e la mangia per strada tipo chewing-gum, o ancora chi non risponde Amen quando dice Il Corpo di Cristo. No per niente si sente come chi ha scritto il Galateo nel ‘500, ossia Mons. Della Casa.

Scherzi a parte, i parrocchiani non hanno protestato, anzi, sono tutti corsi a fare piazza pulita di questo decalogo, tanto che molti sono stati costretti a richiederlo ai sacerdoti, i quali sono stati e continuano ad essere molto disponibili a distribuirlo ai fedeli.

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