Gli “spretati”, i preti che rinunciano a Dio per solitudine

Preti, sesso, donne e amanti. Molto più di quello che si crede. Nessun dato certo, ma sono in tanti che abbandonano la vita consacrata per una donna. Che ragioni ci sono dietro questa crisi di valori da parte dei Ministri di Dio?

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Sono chiamati gli spretati e non è un caso solo italiano. L’esercito dei preti che rinunciano a tonaca e aspersorio si allarga a livello mondiale e non esistono dati certi.

O meglio, ce li ha il Vaticano, ma fornisce sempre delle statistiche corrette col bianchetto. Il pastore che molla il gregge per amore di una donna sia un peccato di poco conto, tanto da essere lavato in casa. Pardon, in Chiesa.

Un sacerdote che lascia il ministero è lacerante. Se un seminarista se lo può permettere, in quanto non ha ancora preso i voti, ci si scandalizza se un sacerdote ha un momento di crisi, dovuto dal conflitto affettivo e dalla solitudine.

Il modo più facile per combattere gli spettri è buttare tutto alle ortiche per vivere un’esistenza normale con una signora sottobraccio.

La Chiesa Cattolica prima condannava, adesso cerca di trattenerli con la formula del more uxorio, o di recuperarli, mandandoli in ritiro in vari monasteri. Se neanche così li recupera, fa scendere la mannaia sulla loro testa.

Non è facile indossare la veste e avere a che fare con i sentimenti umani. Il fulcro del problema è la solitudine a cui i religiosi sono condannati. Visti come degli esseri a se stanti, che hanno compiuto una scelta di vita bizzarra e difficilmente capibile in uan società dove sesso e apparenza la fanno da padroni e, se sbagli, non contempla il perdono. La solitudine attanaglia anche il più casto  e obbediente tra i pastori al servizio divino.

Lasciare il gregge per costruirsi uan vita “normale” sembra l’uncia strada da prendere, ma fa paura. Eppure, per ogni 10 nuovi preti, almeno due abbandonano il ministero. I sacerdoti laicizzati sono 50 mila secondo le statistiche ufficiali, mentre per le associazioni, questo numero pare raddoppiare.

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Tra questi, sono annoverati quelli che si rendono conto che celebrare Messa di fronte al Tabernacolo è la loro vocazione, e come il figliol prodigo chiedono di essere riaccolti in famiglia. In questo caso, dipende dal Vescovo e dai vertici.

Molto più facile avere una storia clandestina: pastore di giorno, amante premuroso di notte e pentimento davanti al confessionale. Uomini e donne dilaniati da un senso di colpa, ma che non riescono a rinunciare all’amore e non per una questione carnale.

L’uomo ha bisogno di amare, ma le regole sono regole: il sacerdote deve osservare il voto di castità e mantenere il celibato. Poi, secondo i vari ordini religiosi, si aggiunge anche il voto di obbedienza. Passione umana e sacralità della vocazione non possono andare di pari passo secondo il Vaticano.

Quello a cui stiamo assistendo è una crisi di valori, anche dove dovrebbero essere i protagonisti assoluti. Alcune regole e tradizioni possono essere non condivisibili, ma fanno parte della tradizione di una Chiesa che ha millenni di storia alle spalle. Il Papa ha recentemente condannato le unioni gender, ma questo spinge a una riflessione.

Fermo restando che esistono casi di religiosi che si sono macchiati di veri e propri reati, tanto che ormai appena vediamo una tonaca nera gridiamo “al lupo”, permettere ai preti di sposarsi sarebbe demolire ancora una volta la sacralità della Chiesa. La vita sessuale dei religiosi sarebbe sempre al centro del mirino, in quanto si metterebbe in discussione anche l’eventuale nascita di figli (e di certo non verranno concepiti mediante lo Spirito Santo) oppure, se le unioni saranno bianche, visto il peso del voto di castità. Quale donna e quale uomo nel 2016 al di là della veste che indossa, sarebbe disposto a sposarsi senza consumare?

Questo può rispondere anche al perché della mancanza di vocazioni da parte dei giovani. Magari vorrebbero anche, ma il dimostrare di essere “stalloni” e apparire uomini forti in grado di spaccare il mondo cozza con il valore e l’importanza di una vocazione sacerdotale.

Chi tenta di intraprendere la strada deve farsi crescere un lungo pelo sullo stomaco e aspettarsi di essere osservato con la lente di ingrandimento. Sennò si ripone la tonaca e si diventa assicuratore, agente di commercio, operaio. Senza perdere la fede.

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