Sciopero serie A: senza calcio, che mondo sarebbe?



sciopero calcio serie ACalciatori in sciopero

Lo sciopero dei calciatori di serie A ha fatto riflettere molti. E così, se su Facebook molti hanno aggiornato il proprio status con una ‘catena di sant’antonio che più o meno recitava così:
Mio caro calciatore, potrai permetterti di scioperare quando: 1) il tuo stipendio mensile non superi i 1000 euro mensili. 2) quando la tua sveglia,comprata a 0.50 centesimi dai cinesi ti suonerà 6 giorni su 7 alle 6:30 del mattino. 3) Quando inizieranno ad arrivarti le bollette di luce,acqua,gas,telefono,assicurazione auto,bollo auto,canone TV, ricariche del cellulare a TUE SPESE… Ecco,allora potrai PERMETTERTI di scioperare…. MERDA!!

Un copia e incolla di massa, per poter protestare contro una protesta. Uno sciopero. Che di norma è ammissibile se a protestare sono persone che non arrivano a fine mese, che vivono disagiati, non a coloro i quali possono permettersi yacht e vacanze alle Seychelles e ville a Montecarlo. Anche se andiamo ad approfondire l’argomento, non è possibile parlare di sciopero tout court:

Uno sciopero vero – dice Fabrizio Bocca su Repubblica.it – , un’astensione autentica dal lavoro, comporterebbe l’annullamento e l’abolizione della giornata di serie A, dando vita così a un campionato incompleto di 33 giornate e non di 34 come da calendario. Diventerebbe di 32 se le giornate di sciopero raddoppiassero e così via. Uno sciopero vero, inoltre, comporterebbe ovviamente anche la giusta trattenuta della quota parte di stipendio, come avviene per tutti i lavoratori di questo mondo. A questo non siamo ancora arrivati: la giornata viene semplicemente rimandata, si gioca in altra data, e non c’è alcuna soppressione[…]

 


Non si sciopera per soldi. Come in Spagna, ad esempio, dove 7 club hanno circa 50 milioni di stipendi mai pagati. Si sciopera sul famoso articolo 7 del contratto. Le società vogliono la possibilità di “allenamenti differenziati”, qualora la rosa abbia dei giocatori in esubero. Cosa vuol dire? Che si formerebbe una rosa di giocatori più importanti, e una rosa di giocatori meno importanti, destinati a non giocare mai e per i quali l’allenamento sarebbe solo l’anticamera della cessione. I presidenti, ricordiamolo, firmano liberamente i contratti e stabiliscono consensualmente la loro durata, sono loro stessi dunque a gonfiare le rose, per molti motivi. E i giocatori – secondo me non a torto – vedono nell’ “allenamento differenziato” una maniera legalizzata per ammorbidire i calciatori di cui ci si vuol disfare, obbligandoli ad accettare determinate offerte, a spalmare l’ingaggio, a rivedere il contratto e così via. Insomma a levarsi dai piedi. In pratica una specie di reintroduzione mascherata del cosiddetto “vincolo”, in vigore negli anni 60, quando erano i club a stabilire dove i giocatori dovevano andare. Senza possibilità per i calciatori di rifiutare. Con la famosa legge ’91 e la legge Bosman oggi sono i calciatori a essere i protagonisti del proprio destino. E i presidenti, nella sostanza, mirano a picconare questo principio.

Ma, comunque, i calciatori di serie A hanno ‘scioperato’, e la prima giornata di campionato è saltata. Una cosa incredibile, se ci pensiamo.

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Un terremoto, e non solo dal punto di vista monetario (pensate agli sponsor e al vastissimo indotto del calcio).

Ma pensiamo ad un mondo senza calcio. Sarebbe una rivoluzione. Molti italiani soffrirebbero, come testimonia questo video su Youtube “come sarebbe senza calcio”:

Io, (da profano di calcio) invece dico, si vivrebbe meglio. Si darebbe più spazio agli sport minori, la gente spenderebbe meno soldi in scommesse, leggerebbe libri anziché la Gazzetta dello Sport, sfogherebbe gli stress di una settimana lavorativa tra le lenzuola con la propria partner, anziché ad urlare come animali allo stadio o in televisione. I barbieri dovrebbero trovare altri argomenti nelle loro conversazioni durante il taglio nei capelli, il lunedi mattina al bar si parlerebbe di politica o di meteo anzichè delle prodezze di Totti, Pato, Milito, Del Piero, Lavezzi. I bambini crescerebbero con il desiderio di diventare i nuovi Pellegrini, Vezzali, Baldini, Basso o Nibali, oltre che ovviamente che Valentino Rossi o Alonso o Vettel.

Finirebbero delle abitudini, un modo di vivere il fine settimana e di rivivere l’inizio settimana. All’inizio molti cadrebbero in depressione, ma alla lunga si potrebbe senz’altro dire che senza calcio si vive ugualmente, se non meglio.

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